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maggio 06th, 2010 | Author: montichiaricitta

( DA BSOGGI DEL 5 MAGGIO 2010)

IL CASO.

Denuncia di Legambiente Lombardia che teme non vengano rispettati i tempi di risanamento entro il 2015
Brescia si candida ad ospitare in discarica, da Cazzago a Montichiari, più metri cubi di materiale di quanti ne abbia sul suo territorio

  • 05/05/2010
 

Un’area contaminata dall’amianto

Tanto, troppo amianto, presente sui tetti di case e aziende si sta lentamente consumando aumentando di molto i rischi per la salute della popolazione. Un problema che accomuna la nostra provincia al resto d’Italia. A 18 anni dalla messa al bando della fibra killer, gli interventi di bonifica stentano a decollare e hanno ancora costi pazzeschi (circa mille euro a metro quadro) e pochissimi aiuti pubblici. Per questo Legambiente in un convegno tenutosi nei giorni scorsi a Milano, ha sollecitato la Regione ad avviare una seria pianificazione per lo smaltimento e il trattamento dell’amianto presente in Lombardia. «Si provveda da subito all’adozione di un piano che preveda anche l’individuazione di siti per lo smaltimento, senza inutili ritardi – ha dichiarato Barbara Meggetto, direttrice Legambiente Lombardia -. Diversamente l’impegno assunto dalla Regione per una “Lombardia Amianto Free” entro il 2015 diventerà una promessa impossibile da rispettare». Nota di merito alla Lombardia: è una delle 13 regioni italiane ad avere preparato un piano di bonifica dell’amianto (Pral). Brescia e la Lombardia sono primi anche nella classifica delle bonifiche già attuate: si stima che un 18% del totale delle lastre in amianto non funga più da coperture.
I DATI. Restano comunque inquietanti i dati forniti da Legambiente. In Lombardia ci sono 81 milioni di metri quadrati di materiale contaminato da amianto. Solo gli edifici pubblici costruiti con questo materiale sono oltre 4200 e più di 23mila quelli privati. E questi numeri sono in continuo crescendo dato che il censimento è tutt’ora in corso. Amianto killer in grandi quantità dunque presente in tutta la Lombardia che, silenziosamente, è causa di centinaia di morti: sono 1025 i casi di mesotelioma maligno registrati tra il 1993-2004 e di questi per 929 la causa è stata sicuramente l’esposizione diretta all’amianto. Preoccupanti anche i dati riguardanti la nostra provincia,dove ci sono 500mila metri cubi d’amianto da smaltire entro il 2015. Equivalgono alla volumetria totale di ben sei Crystal Palace infilati uno dietro l’altro. E riguarderebbero solamente le coperture, visto che le cifre sono state desunte dal telerilevamento effettuato dal Pral (piano regionale amianto Lombardia): vanno aggiunti le quantità interne, quali le coibentazioni e le strutture antirumore.
LE DISCARICHE. Se da un lato Legambiente incalza la Regione per accelerare la bonifica e individuare discariche, la nostra provincia si candida a diventare la pattumiera d’amianto della Lombardia, visto che al Pirellone sono piovute richieste di discariche per un totale di oltre 3 milioni di metri cubi. Autorizzata al momento c’è solo la discarica di via Brocchi in città (80mila mq), la cui realizzazione è contrastata dai residenti perché troppo, troppo vicina alle case (i lavori sono stati recentemente bloccati dal Tar). C’è poi la Ecoeternit srl di Montichiari (960 mila mc) che ha già ottenuto la Via positiva, anche se il sito è ancora sotto sequestro della magistratura perché lì si smaltivano illecitamente rifiuti inerti, ancor prima di avere l’autorizzazione. Ha già il via libera della Regione anche la Cerca srl di Travagliato, località Madonna Valverde (435mila mc) e si attende l’Aia della Provincia. Vorrebbe lanciarsi nel business della bonifica dell’amianto anche l’Aspireco srl di Gavardo, che vuole realizzare a Vighizzolo di Montichiari un impianto sperimentale per la trasformazione cristallochimica dell’amianto (240mila tonnellate l’anno). Non è finita: resta il rebus della discarica Profacta spa di Cazzago (2milioni di mc). Insomma, se la presenza di discariche potrebbe far diminuire di parecchio il costo dello smaltimento (di conseguenza incentivandolo) è nel contempo assurdo che la Provincia di Brescia (già martoriata da decine di discariche) si trovi a smaltire un quantitativo di amianto sei volte superiore a quello presente sui suoi tetti.

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marzo 15th, 2010 | Author: montichiaricitta

L'attore Filippini...

Si è tenuta nel pomeriggio di sabato 13 marzo nella sala della ex biblioteca in via xxv aprile l’annunciata festa per il tesseramento organizzata dal circolo locale di Legambiente.

 Ne abbiamo approfittato per fare quattro chiacchere con due dei responsabili, Diego Bodei e Luciano Gerlegni.

Alla domanda su cosa pensi Legambiente di tutto il fervore ambientalista di questo periodo da parte delle forze politiche monteclarensi e delle varie associazioni Bodei e Gerlegni hanno ribadito che

“ La nostra priorità è portare avanti con forza il discorso sulla qualità dell’ambiente, se sulla questione le forze politiche e sociali mostrano più attenzione che in passato non possiamo che esprimere soddisfazione anche se non ci nascondiamo la possibilità di strumentalizzazioni e per questo dobbiamo rimanere vigili.”

 Proseguendo nella conversazione abbiamo chiesto se la risonanza assunta dalla questione “Discariche ed amianto” in questi ultimi tempi possa concretamente portare ad uno stop o se il tutto si risolverà in una bolla di sapone, i nostri interlocutori hanno risposto che…

“Naturalmente auspichiamo che si arrivi ad uno “Stop” definitivo anche se siamo consapevoli della necessita’ di arrivare ad un “no” all’insediamento di ulteriori discariche attraverso un approfondimento della questione con l’ausilio di precisi studi tecnici che possano aiutare in modo decisivo tutto l’iter oppositivo ai nuovi progetti.

 Abbiamo poi chiesto, per concludere, cosa pensa e come si pone il Circolo ambientalista monteclarense nei confronti del neonato Comitato “Montichiarisosterra”, ci è stato risposto che…

...Raccolta differenziata al termine del pomeriggio...

 “Da parte nostra c’è stata e ci sarà sempre attenzione e collaborazione nei confronti di tutti i circoli, le Associazioni e tutti coloro che hanno a cuore la questione ambientale nel suo complesso, proseguiremo anche le attività intraprese con le scuole elementari e con la Coop che ha dimostrato particolare sensibilità sul tema. Invitiamo pertanto tutti i cittadini ad una costante mobilitazione su un problema, come quello ambientale, che riguarda tutti, giovani e vecchi, uomini e donne, proprio perchè , salvaguardando “ la salute del territorio” in cui viviamo, salvaguardiamo anche la “nostra salute”.

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 Il pomeriggio è poi proseguito in allegria. Il famoso attore monteclarense Angiolino Filippini, con la bravura che tutti ormai gli riconoscono, ha letto alcuni passi tratti da opere di Calvino e Benni inerenti al tema ambientale, mentre il noto gruppo musicale “Carmina Blues” ha eseguito alcuni coinvolgenti pezzi del suo repertorio riscuotendo numerosi applausi da parte del folto pubblico presente.

 Non poteva mancare, tra una lettura e un brano musicale, la degustazione delle invitanti torte curate dallo staff della celebre pasticcera vighizzolese Monica. I dolci erano naturalmente confezionati con i tipici prodotti artigianali offerti dalla Cascina “Galiner” di Vighizzolo.

Il banchetto all'ingresso...

A cura della redazione.-

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marzo 13th, 2010 | Author: montichiaricitta

 

Anche Montichiari fa quadrato contro l’invasione delle discariche. Il tema ha monopolizzato la seduta del Consiglio comunale dell’altra sera che ha praticamente fatto da prologo alla missione al Pirellone di una delegazione della Giunta guidata dal sindaco Elena Zanola. Ieri, gli amministratori del Comune della Bassa hanno consegnato al governatore della Lombardia Roberto Formigoni un corposo dossier che – sintetizzando i motivi di contrarietà – diffida la Regione ad autorizzare un pacchetto di nuove discariche.
UN’INIZIATIVA CHE ASSUME un peso specifico alla luce dell’imminente campagna elettorale. A Formigoni è stata recapitata anche la mozione del Consiglio comunale e la relazione di Legambiente e Arpa che lancia un grido d’allarme sulla presenza di polveri nocive nell’atmosfera e nelle acque delle falde di Montichiari. Alla Regione e di conseguenza alla Provincia è stato chiesto di respingere le richieste di attivazione degli impianti di smaltimento rifiuti proposti da «Bernardelli inerti», «Gedit» ed «Ecoeternit». La delegazione di amministratori di Montichiari ha inoltre proposto di archiviare il procedimento relativo all’impianto «Aspireco» per il trattamento dell’amianto. Tornando al Consiglio comunale, l’assessore all’Ecologia Sandro Zampedri e quello al Bilancio Massimo Gelmini hanno illustrato l’evoluzione dello stato di salute dell’ambiente locale partendo dal 1986, anno in cui iniziò ad operare «la madre di tutte le discariche, la Pulimetal». Davanti a una sala gremita di cittadini, sul maxi schermo sono state proiettate immagini e foto aeree della pletora di cave e discariche che costellano la zona della Fascia d’oro e nell’enclave fra Vighizzolo Castenedolo e Ghedi. «Montichiari non può più sopportare il peso di altre attività ad alto impatto ambientale – ha sottolineato il sindaco -: ognuno dei 22 mila abitanti della nostra città ha in media sulle spalle 615 metricubi di rifiuti provenienti da ogni angolo d’Italia. Abbiamo deciso di opporci ad ogni altra autorizzazione».
AD IRRITARE LA GIUNTA ma anche la comunità, la classificazione della Regione che ha identificato Montichiari come un’area «vocata» allo smaltimento dei rifiuti. «Una definizione che respingiamo con forza» ha affermato Elena Zanola. Per rendere l’idea della gravità della situazione basta comparare il carico-rifiuti locale con quello dei paesi limitrofi che pure ospitano delle discariche. La differenza è enorme: 24 metri cubi per Lonato, 69 per Rezzato, 91 per Castenedolo, 100 per Ghedi e 396 per Calcinato. Il sindaco ha esaurito la discussione complimentandosi con l’attività del Comitato spontaneo di Vighizzolo. A tal proposito, Elena Zanola ha sollecitato i cittadini di esprimere apertamente il proprio dissenso verso cave e discariche. «Tanto più – ha aggiunto il primo cittadino annunciando per il mese di aprile un convegno sui temi ecologici proprio nella frazione simbolo della battaglia in difesa dell’ambiente – che la vostra voce sarà amplificata dal clima della campagna elettorale».

(Da Bsoggi del 26/02/2010)

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Esprimiamo anche noi soddisfazione per le prese di posizione della Giunta monteclarense nonchè di tutte le parti politiche e sociali contro nuove discariche di qualsiasi tipo e SOLLECITIAMO I COMITATI sorti in modo spontaneo, La Legambiente e tutti i cittadini che non possono non avere a cuore la salute di  tutti e soprattutto dei loro figli   a vigilare perchè si passi dalle parole e dai documenti a quei fatti concreti che soli possono dare certezze verso una  sicura e tranquilla vivibilità del Territorio monteclarense.     (La redazione)
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marzo 04th, 2010 | Author: montichiaricitta

 L’amianto è un killer silenzioso, che non ha fretta e per questo è ancora più insidioso. Non ci si ammala nel momento in cui si viene a contatto con le fibre d’asbesto, né il giorno dopo né il mese successivo. Le malattie (asbestosi, placche pleuriche, carcinoma polmonare e mesotelioma) insorgono anche 15, 20 anni dopo la prima esposizione.
“Dopo l’inalazione cronica prolungata nel tempo di amianto è possibile, a distanza di parecchi anni dalla prima esposizione, lo sviluppo di malattie gravi e debilitanti che coinvolgono principalmente il polmone”, scrive la Regione Lombardia nella relazione 2008 sul Piano regionale amianto della Lombardia (Pral).
amianto4.jpgL’amianto può colpire tutti, senza distinzione, “ma coloro che sono stati a contatto con l’amianto per ragioni lavorative sono sicuramente gli individui più esposti all’insorgenza di queste malattie” sottolinea Fabrizio Speziani, capo dipartimento di prevenzione medica dell’Asl.
Un’esposizione che si estende anche ai famigliari dei lavoratori dell’amianto in quanto sono venuti a contatto con gli indumenti (in particolare nella spazzolatura delle tute) o i materiali di lavoro
Per questo motivo i lavoratori di imprese che hanno trattato asbesto (definiti ex esposti) vengono tenuti costantemente sotto controllo. “Pur non esistendo, sulla base di conoscenze attuali, validi metodi di screening per i tumori professionali da amianto, si ritiene che la sorveglianza sanitaria degli ex esposti sia utile in quanto consente di ricostruire la storia dell’esposizione, di informare il soggetto sui rischi legati alla passata esposizione, nonché di informare sulle possibilità diagnostiche, terapeutiche e medico-legali per le eventuali patologie correlate”, si legge nella relazione.
Non esiste però sorveglianza che possa prevenire l’insorgenza delle malattie legate all’amianto. Una volta innescato il ciclo del male, 15 o 20 anni fa o anche di più, non si può fare nulla per invertirlo. Solo nel caso dell’asbestosi (una fibrosi che rende il polmone non elastico e porta all’insufficienza respiratoria cronica) una diagnosi precoce può aiutare a rallentarne la progressione.
amiantodisacricaabusiva.jpgÈ il mesotelioma però il grande sorvegliato speciale nel campo di queste malattie. Si tratta della neoplasia maligna specifica causata dall’esposizione a fibre di amianto. In questo caso “la sorveglianza sanitaria ha solo lo scopo di indagare l’origine professionale in quanto non è disponibile alcuna terapia efficace per variare la prognosi”, si legge ancora nella relazione.
Per questo la Regione Lombardia ha istituito fin dal 1998 un registro in cui vengono censiti per anno i nuovi casi di mesotelioma in ciascuna provincia.
Dal 2000 al 2007 nella provincia di Brescia sono stati segnalati, fra certi e probabili, 131 casi di mesotelioma maligno. A Milano sono stati 386, a Bergamo 174. Queste tre sono le province maggiormente colpite dall’insorgenza di questa malattia in Lombardia. Da sole, infatti, coprono il 65,9% dell’incidenza totale del mesotelioma: in tutta la regione i malati sono 1.050.
Di questi oltre la metà, il 52,7% ha contratto la malattia sul posto di lavoro. Per un altro 13,4% la professione c’entra in modo possibile o probabile. Nello specifico, sono i lavoratori di industrie tessili, metallurgiche ed edili quelli ad essere stati maggiormente esposti alle fibre d’amianto.
(Silvana Salvadori- Qui Brescia)

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L’ultima relazione sul Piano regionale amianto della Lombardia (Pral) stima che in tutta la provincia di Brescia ci siano 446.473 metri cubi di cemento amianto da smaltire (leggi il documento). Ma tra la discarica di San Polo in via Brocchi (80.000 metri cubi) già autorizzata, quella di Montichiari (480.000 metri cubi) che ha ottenuto una Valutazione di impatto ambientale favorevole, e quella di Travagliato (435.000 metri cubi) che è in attesa del responso della Via, la nostra provincia si appresta a ricevere nelle sue terre oltre 1 milione di metri cubi di amianto provenienti dall’Italia del Nord.
Una prospettiva preoccupante, visti gli effetti che l’inalazione del minerale può produrre sulla salute umana (leggi l’articolo).
“La nostra è una provincia già massacrata, non capisco perché Brescia dovrebbe avere le discariche di amianto per tutta la Lombardia”, sostiene Mario Capponi, presidente cittadino di Legambiente. “Perché noi dobbiamo farle per tutti? Perché tutti i viaggi dei rifiuti sono a senso unico verso Brescia? Ci sono altre soluzioni possibili e sarebbe bene prenderle in considerazione”.
Insomma, mentre nella nostra provincia sono stati individuati 4.015 siti in cui è presente l’amianto (leggi la prima parte dell’inchiesta di quiBrescia.it), qui finirà oltre un terzo dell’asbesto che si stima essere presente in tutta la regione. C’è da chiedersene il motivo.”Sono contrario alla libera circolazione dei rifiuti, anche di quelli contenenti amianto”, ha spiegato a quiBrescia.it l’assessore all’Ambiente di Palazzo Broletto, Stefano Dotti. “La Provincia di Brescia ha sempre adottato al riguardo un criterio di autosufficienza, cioè ogni provincia si dovrebbe gestire i suoi. Invece la Regione ha un’ottica diversa e considera lo stesso criterio nella visione complessiva regionale”.

A San Polo la battaglia contro la discarica
Intanto per la discarica di San Polo, che verrà gestita dalla Profacta spa, l’autorizzazione a riempire la ex cava con rifiuti contenenti amianto c’è già e da un giorno all’altro le ruspe potrebbero iniziare i lavori.
Contro questa autorizzazione si sono mossi i residenti di San Polo e Buffalora, rappresentati dal Comitato difesa salute ambiente (Co.di.sa.) e dal Comitato spontaneo contro le nocività. Insieme, proprio nei giorni scorsi, i due comitati hanno fatto ricorso al Tar contro l’apertura della discarica (leggi la notizia).
Tra l’altro questa nuova discarica, come si legge nell’autorizzazione integrata ambientale (Ippc) rilasciata alla Profacta il 10 febbraio 2009, è situata vicino ad un’altra mini discarica di amianto già attiva: “La società istante (sempre la Profacta) risulta già esercente l’attività di gestione di una discarica per inerti, con cella dedicata alla smaltimento di rifiuti costituiti da cemento-amianto, localizzata nel sito adiacente a quello in oggetto ed ora in fase di post-gestione operativa”. Insomma una discarica tira l’altra.

Dal Parco delle cave alla Cittadella dello sport

Ma ha senso che un nuovo impianto di smaltimento venga situato proprio dove gli abitanti di San Polo e dintorni vorrebbero fosse realizzato il Parco delle cave, un progetto della vecchia amministrazione comunale che però è rimasto solo sulla carta?
In quella parte di territorio cittadino, la giunta Paroli progetta di costruire la Cittadella dello sport, che quindi finirebbe proprio sopra una discarica.
“Al momento stiamo studiando la compatibilità dell’area con il nostro progetto”, ha spiegato a quiBrescia.it l’assessore all’Ambiente del comune, Paola Vilardi, “perché vogliamo dare alla collettività le strutture sportive di cui ha bisogno. Dal palazzetto dello sport alle piste di atletica e, perchè no, anche allo stadio”. La volontà c’è, bisogna capire se, oltre alla compatibilità ambientale, c’è anche quella economica.
Ma la presenza della discarica di amianto in quella posizione non crea troppo disturbo: “I tecnici mi hanno assicurato che, così com’è stata progettata, la discarica è la più sicura in assoluto”, ha ribadito l’assessore Vilardi.

Per Travagliato e Montichiari c’è ancora tempo

Travagliato e Montichiari, invece, si trovano in due posizioni diverse. Per la prima discarica, richiesta dalla Cerca srl, la Via (Valutazione d’impatto ambientale) è ancora in fase di redazione.
Per la seconda, della Ecoeternit srl, la Via è già stata valutata favorevolmente ed è in corso l’istruttoria per l’Autorizzazione integrata ambientale (Aia). Fra le due, è la discarica d’amianto di Montichiari ad essere in uno stadio più avanzato dell’iter burocratico per ricevere l’autorizzazione.
A Travagliato il sindaco Dante Daniele Buizza ha già ribadito più volte la propria contrarietà allo smaltimento sul proprio territorio.
“Sebbene in questo ambito il nostro parere non sia vincolante, noi ci esprimeremo contro la realizzazione di queste discariche”, ha ribadito anche l’assessore provinciale Dotti.
Il Pral regionale (leggilo qui) indica nel 2015 la data in cui tutta la Lombardia deve essere liberata dall’amianto.

E già nel 2005 la situazione delle discariche di amianto lombarde veniva definita deficitaria rispetto alle reali necessità. È quindi difficile supporre che, una volta che la Via risultasse positiva, la Regione possa bloccare l’autorizzazione alla nascita di queste aree di smaltimento.
L’unica remota possibilità resta un ripensamento, o una diversa proposta, da parte degli stessi privati che costruiranno la discarica.

Ma a Montichiari è in arrivo un nuovo impianto
A  Montichiari l’opposizione più accesa, di cittadini e Legambiente, si concentra però in questo periodo contro un impianto di inertizzazione dell’amianto proposto dalla società Aspireco srl, al momento l’unica alternativa conosciuta al conferimento dell’asbesto in discarica.
L’assessore Dotti, invece, è favorevole alla realizzazione di questa attività di inertizzazione dell’asbesto perchè “ne eliminerebbe definitivamente la pericolosità e lo renderebbe utilizzabile come materiale per il fondo stradale, quindi ci sarebbe bisogno di meno cave per la ghiaia e meno discariche dove conferire il residuo trattato”.
“Se dal 2005 (data in cui è entrato in vigore il Pral) a oggi nessun impianto di inertizzazione è entrato in funzione, credo sia difficile che nei prossimi cinque anni si riesca a smaltire tutto l’amianto in questo modo. Per questo restano necessariue le discariche”, ha spiegato Dotti. “Tuttavia non dobbiamo allarmare i cittadini ma essere seri e avvalerci dello strumento della pianificazione piuttosto che continuare a rincorrere le emergenze”.
A meno che i ricorsi al Tar contro le discariche non sortiscano qualche effetto.
Una mediazione è possibile? “La mediazione politica è sempre auspicabile, sia a livello provinciale sia a livello locale. Ma, sebbene abbia visto sindaci predicare bene e razzolare male, la verità è che una volta che la Via è favorevole, gli enti locali hanno poche carte in mano da giocare”, ha concluso l’assessore Dotti.

(S.S. Qui Brescia)

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febbraio 24th, 2010 | Author: montichiaricitta
Montichiari, 21 febbraio 2010
Pensiamo utile sottoporre alla Sua attenzione, proprio in questa fase in cui è in atto un positivo confronto tra le diverse forze politiche monteclarensi ai fini della salvaguardia ambientale della zona sovrasaturata di impianti di cave-discariche/trattamento rifiuti, questo studio epidemiologico sulla zona dell’alto mantovano realizzato dal competente servizio  dell’ASL di Mantova [All.1].
La stessa Azienda Sanitaria (in particolare a fini valutativi dell’eccezionalità di mortalità per tumore al fegato in Castiglione delle Stiviere) ha avviato richiesta all’Asl di Brescia per uno studio analogo nel confinante territorio bresciano di Montichiari. Da un primo incontro che come Circolo Legambiente Montichiari, unitamente ai responsabili del Coordinamento Comitati Ambientalisti Lombardia, abbiamo avuto con i massimi dirigenti dell’Asl di Brescia ( i Dott. Scarcella e Vassallo) [All.2] sono risultate difficilmente superabili le perplessità e la preoccupazione per il reperimento di specifici finanziamenti da parte dell’ ASL bresciana, coinvolgendo l’ARPA di Brescia, in caso di collaborazione con l’ASL mantovana.
Del resto gli stessi responsabili dell’ASL di Brescia, in quella sede, ci hanno riferito d aver recentemente redatto e inviato all’Amministrazione della Provincia di Mantova, che gliene aveva fatto richiesta, una relazione sulla “situazione delle discariche di Montichiari”.

Crediamo che questa sia una fortuita “occasione da non perdere”, quindi un atto congiunto delle forze politiche monteclarensi, dell’Amministrazione Comunale potrebbe portare i pubblici presidi tecnico-sanitari preposti alla prevenzione ed al monitoraggio della qualità dell’ambiente e dello stato di salute della popolazione (che sin qui in loco, ci sembra abbiano latitato non poco) [All. 3-4] ad una maggior disponibilità alla ricerca in un territorio e verso i suoi abitanti che hanno già dato tanto alla collettività.

Certi che vorrà tenere nella giusta considerazione l’aspetto della ricerca sulla qualità ambientale e sulle condizioni di salute attuali e future della nostra cittadinanza, nell’augurarLe buon lavoro, cogliamo l’occasione per salutare distintamente.

Circolo Legambiente Montichiari

————————————–allegati:

Lettera_a_ASL_12.03.2007

BresciaIndagineEpi[1]

novembre 20th, 2009 | Author: montichiaricitta

Si presenta qui una sintesi delle osservazioni che il Circolo Legambiente di Montichiari e “Medicina
Democratica” di Castellanza -VA- hanno presentato,nel settembre scorso, ai competenti uffici della Regione Lombardia relativamente allo Studio di impatto ambientale (SIA) elaborato dalla società Ecosphera e relativo alla proposta di “Impianto di Trattamento e recupero di rifiuti speciali contenenti amianto”, con capacità complessiva di 240.000 tonnellate/anno, ridotto a 200.000 in seconda battuta, che la società Aspireco intende realizzare a Montichiari, via Dritta

1. Quadro programmatico

1.1    E’ presente nel raggio di pochi Km dal sito in oggetto un numero eccezionale di discariche:
in esercizio:
a Montichiari: ASM “Cava Verde” per RSU e assimilabili m3 3.530.000 (scad. prev. 2/2011)
“Vals.Eco 1” per speciali e tossico-nocivi m3 1.805.910, in esaurimento e approvata, probabilmente in via d’esercizio, “Vals.Eco 2” per speciali e tossico-nocivi  m3  950.000;
a Calcinato: “Ge.D.I.T.” per speciali non pericolosi e pericolosi non tossico-nocivi m3 1.303.000;
esaurite:
a Montichiari: “Monti.Ri.Am. 1” per speciali e tossico-nocivi m3 746.000; “Monti.Ri.Am. 2” per speciali e tossico-nocivi m3 300.000; “Pulimetal” per speciali assimilabili agli urbani m3 2.091.057 ; “Se.Ac 1” per inerti e speciali cemento-amianto derubricati inerti m 75.124 e “Se.Ac 2” m3 100.000;
a Calcinato: ASM “Antica Idrovora” per RSU e assimilabili  m3 2.575.000;
a Castenedolo: ASM “Tra.Se” per RSU e assimilabili m3 985.000.
Questo per un totale, grosso modo, di 15 milioni di m3 già tumulati e in via di tumulazione di rifiuti non pericolosi, speciali non pericolosi e speciali pericolosi che pongono quest’area al vertice della non invidiabile classifica dei luoghi lombardi di massimo conferimento di rifiuti.
-  In via di approvazione:
Come se non bastasse, sono in avanzata fase di definizione anche, attenendosi al solo Comune di Montichiari,  le richieste per :
 “GEDIT” discarica di rifiuti pericolosi di m3 960.000 (la Regione ha già espresso parere favorevole alla V.I.A.);
“ECOETERNIT” discarica di rifiuti non pericolosi con amianto di m3 960.000 (la Regione ha già espresso parere favorevole alla V.I.A.);
“BERNARDELLI  INERTI” discarica di rifiuti non pericolosi di m3 871.000 (la Regione ha già espresso parere favorevole alla V.I.A.);
“CAVA VERDE 2 – MONTICHIARIAMBIENTE” discarica per rifiuti non pericolosi (solido-urbani) di 1.990.000 m3 (la procedura per la V.I.A. risulta ancora in istruttoria presso la Regione)
E’ depositata in Regione, al momento sospesa su istanza del committente, la richiesta  di “APRICA BRESCIA”  per la realizzazione di un impianto di recupero ceneri pesanti da inceneritore di rifiuti con capacità di lavorazione di 250.000 t/anno.

Si ricorda  l’obbligo legale di assicurare un “elevato livello di tutela ambientale” che tende a spostare il sistema giuridico europeo dalla considerazione del danno da riparare, alla prevenzione. Questo per uno sviluppo economico davvero sostenibile ed un miglioramento sociale che veda garantita la qualità della vita e l’ambiente quale valore umano fondamentale di ogni persona e della società .

1.2        Nel SIA l’eventuale incremento di traffico diurno feriale dei veicoli pesanti sulla provinciale (per 1 solo impianto!), ex statale 236, è stimato del 10%. Si aumenterà il già pesante, e potenzialmente eccezionale, impatto viabilistico della zona di Fascia d’Oro al centro di  programmi infrastrutturali di trasporto imponenti, data la vicinanza all’aeroporto  di Montichiari (non a caso tuttora interessato da apposito Piano d’Area con relativa procedura di V.A.S.) peggiorando, ad esempio, la situazione del PM 10. Inoltre appare quantomeno strano che l’area interessata all’impianto vada a sovrapporsi in parte col sedime del percorso ipotizzato per la linea Alta Capacità nella tratta Milano-Venezia.

1.3       Appare ai più evidente come i pareri di V.I.A (Valutazione di Impatto Ambientale),. sui nuovi impianti per rifiuti nell’area vengano continuamente rilasciati in assenza di studi completi ed indipendenti che verifichino l’impatto sulla salute e sull’ambiente delle numerose discariche già esistenti, delle varie attività  industriali che vi si esercitano, del pesante carico viabilistico che vi grava e, a maggior ragione, vi graverà in futuro, con un fenomeno di sovrasaturazione per eccessiva densità di tale tipologia di impianti. Ci si avvale dichiaratamente, nell’esprimere tale preoccupato parere, anche dello studio “Indirizzi recupero cave” commissionato nel 2004-5, oltre che agli architetti Cigognetti e Sigurtà, anche all’architetto Cocchi che ora, inopinatamente, troviamo estensore della relazione paesistica che é parte del progetto Aspireco.
Soprattutto ci parrebbe non più rinviabile la necessità di introdurre una analisi effettiva degli impatti cumulativi all’interno della V.I.A.

1.4     Facciamo presente che tra la serie di discariche già realizzate in territorio monteclarense due di quelle esaurite (Seac 1 e Seac 2) sono proprio di amianto. Inoltre  la V.I.A. per la discarica “Ecoeternit”, da realizzarsi eventualmente in Via Levate di Vighizzolo (a meno di 2 km. dall’ipotizzato sito dell’impianto Aspireco) ha già ottenuto parere favorevole in Regione. Con i sui 960.000 m3 essa sarebbe una discarica nettamente più grande  delle altre due per cemento-amianto ipotizzate per la provincia di Brescia (Travagliato 500.000 m3, S.Polo – Brescia 80.000 m3).
Allora, se nel Piano Regionale Amianto Lombardia si è stimato un quantitativo di 2.700.000-2.800.000 m3 di cemento-amianto da bonificare in  Lombardia, si può definire  equa e logica l’azione che intenderebbe concentrare nel territorio dello stesso Comune, nel raggio di non più di 5 Km l’una dall’altra, tre discariche e un impianto di incenerimento-trattamento che, da solo, in un decennio sarebbe in grado di smaltire la totalità del cemento amianto da bonificare nella nostra regione?

1.5     L’impianto verrebbe ad inserirsi in prossimità di terreni agricoli destinati a produzione di ortaggi, foraggi per il consumo animale e, soprattutto, sottrarrebbe al paesaggio ed al suolo agricolo oltre 60.000 m2 sin qui individuati dal PRG comunale (che necessiterebbe di modifica) come zona “E1-agricola produttiva” e confermato a livello provinciale dal PTCP come ambito “agricolo strategico.

1.6     La proposta di realizzazione dell’impianto a livello –6 m dal piano campagna prevede la  realizzazione di una cava temporanea con asportazione di circa 300.000 m3  di ghiaia da cedere  a terzi.

1.7   Ci pare sfuggito ai tecnici estensori del progetto che la limitrofa cascina Pasqua non è affatto disabitata e che il nucleo abitato più prossimo composto da oltre 200 abitanti, residenti in villette unifamiliari, case a schiera e palazzine, è quello di Fascia d’Oro, distante non più di 1 Km dal sito ipotizzato, e non più di 2 Km come dichiarato.

2. Quadro progettuale –Relazione tecnica AIA

2.1 Il processo:  Il processo prevede temperature di esercizio molto maggiori rispetto al brevetto alla base della tecnologia, scelta che non viene adeguatamente giustificata, essendo l’85%-90% del rifiuto cemento e solo il resto amianto, di vario tipo. Non si capisce inoltre perché non si usino tecnologie prese ad esempio dall’industria ceramica, come la fornace a tunnel.

2.2     Le scelte tecnologiche-impiantistiche
Dal SIA sembrano impossibili da determinare:
-le modalità d’arrivo dei rifiuti d’amianto
-La segregazione degli ambienti di lavoro
-Elementi per valutare come sono strutturati i locali e le aree “polmone”  per la decontaminazione degli addetti. Inoltre:
-i luoghi di lavoro (e i relativi presidi) ove verrà realizzata la bonifica non potranno essere modificati successivamente alla loro realizzazione, seppur in presenza di indicazioni assolutamente carenti.
- Riesce difficile immagine come possa essere indifferente la forma di arrivo dei rifiuti
- Non è chiaro quale sia il destino del capannone di messa in riserva con capacità di stoccaggio di 50000 t una volta completato l’impianto.

Nella SIA si elencano le tipologie di rifiuti di amianto che si intendono accettare senza specificare le stime relative alla quantità annua e/o il fabbisogno di stoccaggio (rifiuti della lavorazione dell’amianto, rifiuti della fabbricazione di amianto cemento oppure contenenti amianto). Si ritiene opportuno che il proponente specifichi le quantità previste per ogni tipologia (codice CER) di rifiuto che si intende conferire all’impianto. Ancor meno comprensibile appare il passaggio ove questi vengono considerati come rifiuti speciali non pericolosi, in contrasto con la normative.

Non vi sono indicazioni relative ai momenti di fermata (programmata) ma anche alle modalità di avvio o dei possibili casi di anomalia di funzionamento che rendono necessaria la fermata dell’impianto (di cui non si conoscono i tempi di arresto/avvio sia in condizioni normali che in situazioni di emergenza e le modalità stesse di avvio/arresto rispetto, in particolare, alla alimentazione dei rifiuti), a parte in caso d’incendio.
Per alcune parti dell’impianto secretate “soggette a know-how aziendale”: i forni, il ciclone, il sistema di lavaggio ad umido “water-system”, la “unità di decontaminazione” nella area di riconfezionamento posta nella “area attrezzata di messa in riserva”, non si ha conoscenza se siano state validate dalla autorità competente.

2.3     La configurazione emissiva
Nei certificati di analisi (CA) presso l’impianto mobile di Arborea (OR), preso come modello, si apprende:

a)      Nel CA al camino ARPA Sardegna giugno 2006 i valori la concentrazione di fibre di amianto misurate con le modalità previste dal DLgs 114/95, sono pari a 0,5 fibre/litro (tecnica in MOCF, misura di tutti i tipi di fibre) ma non riporta dati relativi a ”temperatura, pressione dell’aria e velocità di flusso delle fibre di amianto emesse nel condotto”. Non sono inoltre pienamente indicati “uno schema semplice che illustri la collocazione dei punti di prelievo, le dimensioni dei condotti, il volume dei campioni raccolti e il metodo di calcolo utilizzato per determinare i risultati;
b)      Dai due CA della Chimica Servizi Srl relativi a campioni ricevuti le emissioni sono pari a 7,7 fibre/litro e 2,6 fibre/litro, ma sono presenti le medesime carenze dei certificati ARPAS ;
c)      Da un certificato di analisi della ditta Sardinia Service Srl relativo a un prelievo del 3.04.2007 con risultato < 2 fibre/litro è possibile conoscere la temperatura e la portata totale dei fumi al momento della emissione, ma non compaiono le prescrizioni previste dal Dlgs 114/95 né, per esempio, se i valori sono normalizzati o meno.

Ferme le carenze sopra esposte, indicative di gravi approssimazioni nella presentazione dei dati destinati a fornire elementi di valutazione dell’affidabilità dell’impiantistica adottata e delle modalità di conduzione, nell’allegato 2 vengono proposti dei CA ambientale in punti diversi nel sito e al perimetro dell’impianto di Arborea, dai quali emerge quanto segue:
da  prelievi in  postazioni interne al sito del 14.12.2006, ARPAS ha riscontrato 0,3; 0,5 e 0,3 fibre/litro di amianto (con medesima tecnica in MOCF adottata per l’analisi al camino), quindi valori pressoché identici a quelli in emissione, senza alcun effetto diluizione ma, viceversa, un evidente effetto di accumulo ambientale.
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Si segnala inoltre che il sistema di abbattimento previsto è specifico per le polveri/fibre e non per i macroinquinanti da combustione (o lo è solo in parte in relazione al ciclone ad umido, di caratteristiche non note in quanto riservato). Non è previsto un sistema di postcombustione per la completa ossidazione dei fumi prima del trattamento di abbattimento in relazione al trattamento di amianto in matrice cementizia (e con altri materiali come gli imballaggi plastici, i dispositivi di protezione dei lavoratori ecc…).

Secondo quanto riportato dal proponente il limite di emissione per l’amianto (media giornaliera) sarebbe di 0,01 mg/Nmc ovvero 200 fibre/litro ma, dato ancor più preoccupante, e apparentemente inspiegabile un limite per le diossine di ben 0,01 mg/Nmc ovvero un milione di volte superiore al corrispondente limite applicato per l’incenerimento dei rifiuti (0,1 nanog/mc).
Inoltre, incredibilmente, non viene previsto alcun limite per le polveri.
L’incredibile  dato relativo alle diossine sarebbe di ben 27,65 kg di diossine/anno che da solo, basterebbe per l’immediata spedizione al mittente del progetto. Basti pensare che l’inventario ENEA stima – al 2005 – emissioni di diossine da tutte le fonti a livello nazionale e su base annua, non superiori a 191,4 grammi. Nella seconda versione la previsione delle diossine emesse viene ridotta a poco meno di 0,01 nanog/mc, indicativo dell’attenzione posta al progetto.
Ma anche i 2,76 kg/anno di amianto emesso non sono certamente ininfluenti.

Il calcolo delle emissioni totali rivela:
-Errori e superficialità nelle stime degli ossidi di carbonio, zolfo e azoto, diossine, IPA,  ecc…
-Non vengono specificate le modalità di raffreddamento del materiale e dei fumi fino alle temperature previste (temperatura ambiente per il materiale, fumi a 50 °C).
Inoltre: nel paragrafo dedicato alle risorse idriche non viene indicato il prelievo di acqua per raffreddamento.

Nella parte dedicata al monitoraggio sono previsti monitoraggi semestrali indicati come “da definire” per ossido di carbonio, COVNM, ossidi di azoto, ossidi di zolfo, PCDD, cloro e inorganici, fluoro e inorganici, amianto, IPA; questo anche per l’analisi annuale dell’amianto nelle acque di scarico.
Non viene previsto un monitoraggio per le polveri sottili (PM10  e PM2,5) né per i metalli (che sono presenti nei materiali “granulati” uniti ai manufatti in amianto), i monitoraggi sono solo semestrali per i macroinquinanti da combustione nonché per il contaminante “caratteristico”, l’amianto.

Il prodotto del trattamento per poter essere riutilizzato come materia prima seconda deve essere esente da cristobalite, sospetta cancerogena, ciò nonostante nessun monitoraggio in tal senso è stato previsto per i prodotti in uscita dall’impianto.
Non viene previsto alcun monitoraggio sulle temperature (previsto esclusivamente per i forni) relativamente al flusso dei fumi e sulle caratteristiche chimico-fisiche degli stessi (pressione, umidità, ossigeno).

3. Quadro ambientale

Un primo aspetto che si vuole evidenziare sono le concentrazioni degli inquinanti, proposte nello SIA, utilizzate per elaborare il modello -6 fibre/l – sono in contrasto al valore di 200 fibre/l, indicato nella parte progettuale. Da notare che non è possibile individuare lo scenario meteoclimatico utilizzato.

Utilizzando il valore di emissione di 200 f/l, anziché 6 f/l, il valore massimo di ricaduta al suolo, anziché 0,0054 fibre/l, sarebbe stato 0,18 fibre/l, un incremento di per sé significativo sia rispetto a quanto indicato dalle linee guida dell’OMS (ancorché riferito a una esposizione di durata di una intera vita) come pure rispetto alle misurazioni ambientali note per le diverse province della Lombardia.
Il limite di 100 fibre/litro preso in considerazione è riferito a una esposizione professionale di 8 ore (e non della popolazione come “media giornaliera”) ed è attualmente un valore limite da non superare (e non un “livello d’azione a cui scattano determinati obblighi”).
Si ritiene che valori superiori a 20 fibre/litro (valutati in MOCF), ottenuti come valori medi su almeno tre campionamenti, possono essere indicativi di una situazione di inquinamento in atto.”

Dal contenuto dello SIA, inoltre, emerge che non sono stati considerati nelle simulazioni i gas serra  prodotti oltre a tutti gli altri inquinanti (da combustione del combustibile fossile di supporto e da altri materiali avviati al forno). Per far funzionare l’impianto di 18 MW si utilizzerebbe l’energia consumata in un anno dalle famiglie dell’intera città di Montichiari. La CO2   prodotta  necessiterebbe di una foresta di km2 per essere riassorbita. Ma non è possibile a tale proposito reperire in alcuna parte della documentazione riferimenti agli adempimenti previsti dal proponente.

Conclusioni
A fronte di tutte le diverse carenze nella documentazione presentata sopra evidenziate, nonché delle incongruenze e contraddizioni denunziate, con riserva di formulare ulteriori valutazioni nei termini e modi consentiti
SI CHIEDE

che venga espressa una pronuncia negativa di compatibilità ambientale e negata l’autorizzazione  richiesta.