Il Consiglio di Stato respinge il
ricorso per il “D’Annunzio”
La Catullo è la società titolata a gestire lo scalo di Montichiari. L’azione legale di Abem al Tar contro la convenzione Enac che apriva la strada all’affidamento della concessione per il D’Annunzio ai veronesi è inammissibile. Lo hanno stabilito, dopo l’udienza dello scorso martedì per il ricorso presentato dagli scaligeri congiuntamente ad Enac e ministero dei Trasporti, i giudici della Sesta sezione del Consiglio di Stato. Il sintetico dispositivo di decisione è stato reso pubblico ieri. Per le motivazioni bisognerà attendere qualche giorno.
Fatto sta che queste poche righe spianano la strada alla società veronese che ora è pronta ad ottenere da Enac e ministero la gestione quarantennale dell’aeroporto di Montichiari. «Viene confermata – si legge infatti in una nota dell’Enac – la legittimità dell’istruttoria e della conseguente delibera del Cda dell’Ente di affidamento della gestione quarantennale alla società Valerio Catullo per l’aeroporto di Brescia Montichiari. Può, pertanto, ripartire l’iter ministeriale per il perfezionamento della concessione». Va accantonata quindi l’ipotesi di una gara europea sostenuta dai bresciani, e in primo grado anche dai giudici del Tar. La battaglia per l’aeroporto si è conclusa, dunque? C’è chi pensa di no.
L’INTERPRETAZIONE che il legale di Abem, Ernesto Stajano, dà della decisione del Consiglio di Stato non è infatti così sfavorevole. Secondo l’avvocato, i giudici non sono entrati nel cuore della battaglia tra Brescia e Verona. Hanno stabilito, invece, che la società presieduta da Franco Tamburini non aveva formalmente titolo per ricorrere in questo momento contro un atto di un procedimento non ancora ultimato. Prima di affidare ad una società la concessione di un aeroporto, l’Enac è solito stipulare infatti una convenzione intermedia. Una convenzione come quella siglata per Montichiari con la società Catullo. Atto che, secondo la lettura del legale dei bresciani, il Consiglio di Stato ha giudicato non impugnabile. La società bresciana avrà la possibilità di opporsi, ma dovrà aspettare il definitivo decreto interministeriale che assegnerà la gestione ai veronesi. La normativa, tra l’altro, ha prorogato il tempo utile per il rinnovo di concessioni come quella di Montichiari. Quindi la partita potrebbe non esser chiusa.
La vicenda del D’Annunzio si trascina dal luglio del 2007. Da quando, cioè, si costituì la cordata di Abem (Aib, imprenditori e associazioni di categoria) che puntava a strappare la gestione di Montichiari dalle mani dei veronesi, se fosse servito anche attraverso una gara europea. Le trattative tra Brescia e Verona per trovare un’intesa che puntasse al rilancio dello scalo si sono aperte poco dopo e mai interrotte. Ma a complicare le cose si è aggiunta la battaglia legale.
QUALI SCENARI si aprono ora? Abem giura che la battaglia per il D’Annunzio non si chiude qui. Ma è ragionevole pensare, tanto più dopo l’esternazione dell’Enac, che a questo punto dovrà essere ripresa in considerazione la strada di un accordo. Gradito anche a Verona, che non ambisce a farsi carico da sola dell’onere dello scalo bresciano con l’opposizione del territorio. Le trattative, anche grazie alla mediazione del Broletto, erano arrivate ad un buon punto. L’ultimo progetto in campo stabiliva la creazione di una holding di controllo e proprietà degli scali che avrà maggioranza assoluta veronese (51%) e poi quote uguali tra Trento e Brescia. Due subholding di gestione, una per il Catullo a maggioranza veronese, e una per il D’Annunzio a maggioranza bresciana (51 – 55 per cento) e piano industriale di sviluppo. Le premesse per ripartire da qui ci sono. Basta volerlo. –
da Bsoggi del 19/02/2010
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