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luglio 24th, 2010 | Author: montichiaricitta

luglio 22nd, 2010 | Author: montichiaricitta

  Riceviamo e pubblichiamo:

              CASA SERENA SI AGGIUDICA 230.000 €

La qualità dei servizi offerti da Casa Serena premiati dalla Regione

Il Day-center Casa Serena, servizio doposcuola per i bambini dai 6 ai 12 anni, è tra i vincitori di un bando a fondo perduto per la costruzione di nuovi posti per asilo nido.   Infatti il servizio, storicamente attivo in via San Pietro a Montichiari, prima gestito dalle Suore e poi trasformato in Fondazione di Partecipazione i cui amministratori sono volontari, sta compiendo il rinnovo raddoppiando i servizi presso nuovi sedi.  Sono iniziati i lavori di ristrutturazione completa e trasformazione della ex Cascina Badazzole sita in Via Mantova. Nella futura sede del day center sarà infatti collocato anche un asilo nido da 18 posti.

I 14 volontari di Casa Serena, coordinati dal Presidente Maria Cristina Cipriani, già al secondo mandato, stanno lavorando dal primo giorno del loro insediamento a questo progetto.

Il giro di boa è stata la convenzione con il Comune di Montichiari (giugno 2009) per le opere edilizie ed un’altra (dicembre 2009) per la futura gestione dell’asilo nido. Proprio questo servizio è stato presentato ad un bando che stanziava 18 milioni di euro a fondo perduto per tutta la regione Lombardia; Casa Serena si è aggiudicata 230.000 € ossia circa il 50% dei costi totali che sosterrà per la costruzione della nuovo asilo. Nell’ambito dell’intervento la spesa complessiva sarà di circa 2,5 ml di €: un progetto importante e consistente con il chiaro obbiettivo di offrire un servizio migliore, in ambienti moderni, con personale esperto e qualificato.

Per chiunque fosse interessato, i contatti sono 0309646292 – 3382751692.

Per il CDA

Luca De Cataldo

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giugno 17th, 2010 | Author: montichiaricitta

Da Bsoggi del 16 giugno.-

Due novità importanti dal «regno» delle discariche qual è Montichiari: l’Aspireco ha rinunciato alla realizzazione a Vighizzolo dell’impianto per l’inertizzazione di 240mila tonnellate l’anno di amianto. Nel frattempo oggi in Regione è in programma la conferenza di servizi sulla discarica di amianto Ecoeternit. Discarica che verrebbe realizzata nella ex cava Senini (sotto sequestro dal 2008 per conferimento illecito di inerti) e che la nuova proprietà si è impegnata a bonificare, insieme al ripristino dell’argine in fase di cedimento della vicina discarica Pulimetal.
Interventi onerosi (circa 3 milioni di euro), che Regione e Provincia valutano positivamente. Il che dovrebbe confermare il via libera alla discarica di amianto: che prevede lo stoccaggio di 500mila mc di lastre. Il Comune di Montichiari è contrario alla discarica di amianto ma favorevole al ripristino ambientale (che è legato a doppio filo all’ottenimento dell’autorizzazione per lo smaltimento).
LA VICENDA ASPIRECO. La conferma dell’abbandono della pratica per la realizzazione del progetto arriva dallo stesso assessorato provinciale all’Ambiente. Il progetto era stato depositato in Regione nell’agosto 2009: Aspireco Service di Gavardo chiedeva la trasformazione cristallochimica dell’amianto «cuocendone» ben 240 mila tonnellate l’anno. Da subito popolazione, associazioni ambientaliste e la stessa amministrazione di Elena Zanola avevano dichiarato guerra al progetto. Recentemente erano arrivate vibranti proteste anche da Provincia di Mantova e comune di Castiglione delle Stiviere (per nulla coinvolti nell’iter autorizzativo). Legambiente – rivolgendosi all’esperto Marco Caldiroli di Medicina Democratica – aveva presentato documentate osservazioni in Regione per evidenziare le tante emissioni nocive: non solo microfibre d’asbesto, ma anche diossine e pcb che si sarebbero sprigionate in un contesto ambientale già stressato e compromesso (a Montichiari ad oggi sono stati stoccati 10milioni di mc di rifiuti e sono aperte autorizzazioni per altre 8 discariche).
LA BATTAGLIA DEL COMUNE. La rinuncia di Aspireco provocherà certamente un sospiro di sollievo per l’amministrazione monteclarense. Renderà meno amara la sconfitta incassata due settimane fa di fronte al Tar, che ha validato l’iter autorizzativo della discarica Gedit (960mila mc). Resta aperta la questione «Bernardelli inerti» e «Montichiari ambiente» a Rò.

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giugno 17th, 2010 | Author: montichiaricitta

Da   Bsoggi del 17 giugno.-

Esce una fumata «grigia» dalla prima conferenza dei servizi sulla discarica Ecoeternit a Montichiari. Regione e Provincia (dopo il tramonto del forno per amianto Aspireco) sono sostanzialmente d’accordo nell’autorizzare lo stoccaggio di 500mila metri cubi di lastre in fibrocemento nella ex cava Senini (sotto sequestro dal 2008 per conferimento illecito di inerti) previa bonifica. Ieri i tecnici del Pirellone hanno precisato le prescrizioni obbligatorie: una miglior gestione del ciclo delle acque, per scongiurare qualsiasi futuro percolamento nel sottosuolo e in falda, e in secondo luogo la messa in sicurezza degli argini della cava Senini con le due discariche confinanti (Gedit e Pulimetal) che dovrebbero costare a Ecoeternit 3 milioni. L’autorizzazione definitiva è attesa nella conferenza dei servizi del 12 luglio. I tempi stringono, visto che la procura a febbraio ha deciso che procederà al dissequestro della cava Senini solo dietro la promessa di bonifica e ripristino degli argini. Ma l’autorizzazione a Ecoeternit dovrà arrivare entro settembre. Sullo sfondo si staglia la posizione ambivalente del Comune di Montichiari, contrario alla discarica di amianto ma favorevole al ripristino ambientale.

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maggio 28th, 2010 | Author: montichiaricitta

       BRESCIA PIAZZA DELLA LOGGIA

                               28 MAGGIO 1974

                                  PER NON DIMENTICARE

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maggio 25th, 2010 | Author: ilcontedimontecristo

 

Caro Vassallo,

di ritorno dal Salone del libro di Torino, dove ho potuto assistere proprio alla conferenza di Franco Cordero nella splendida Sala Rossa del Lingotto, ho trovato la sua missiva e, scusandomi per il ritardo, mi pregio di risponderLe.   Con tutta franchezza le dirò che concordo quasi in toto con il parere e le considerazioni espresse dal giurista piemontese.

In gioventù ebbi la fortuna, almeno per me, di conoscere, io rampollo di una casata aristocratica, un vecchio deputato socialista ( molto amico del mai tanto rimpianto Sandro Pertini); Felice Vischioni ( questo il suo nome) mi fece conoscere Heidegger ed i suoi suoi studi su Nietzsche.

Dirà lei -che c’entra Heidegger con lo scritto di Cordero?- legittima domanda, certamente, alla quale risponderò ricordando proprio quelle “teste pensanti ora vinte dal disgusto”. Heidegger infatti sostiene che “il vero pensiero pone domande. La domanda contiene la questione; la questione postula un valore.”

Io credo che attorno al “Valore” si giochi tutta la partita ideale del millennio appena iniziato .

La lettura dell’attualità, l’emergere e l’affermarsi di nuovi valori (o piuttosto di disvalori) quali l’egoismo assurto a modello di comportamento, un razzismo ormai portato a vanto nel modus agendi quotidiano, un cattolicesimo ormai allo sbando e perso anch’esso tra mille distinguo …porterebbero inevitabilmente a quell’unica logica conclusione:la vittoria del disgusto!

Tuttavia, sarà per il progressivo mio personale declino intellettuale dovuto all’età , sarà per l’incontro ormai prossimo con quel meritato riposo finale cui tutti tendiamo, desidero esprimerLe il mio modesto quanto deciso incoraggiamento a non lasciarsi travolgere dai camaleonti nostrani profetizzanti sfaceli ormai inevitabili.    Un mio scudiero appassionato di amene letture mi fa leggere , a volte, quei giornaletti monteclarensi, in cui dotti ingegneri della Politica e del pensiero cerchiobottista, pontificano dai loro personali predellini elargendo pareri e distribuendo patenti di affidabilità a seconda delle loro personali convenienze…

Devo confessarle, mio caro Vassallo, che i vari Bertoldo, Bertol-dino con i loro seguaci di antica razza bianca mi sono simpatici e mi fanno spesso riflettere sulle disavventure in cui il contado monteclarense è incappato (sua sponte) nell’ultimo quarantennio, ma la mia predilezione va, mi perdoni, a quei bravi ragazzi che nell’ultima contesa elettorale tanto hanno fatto per sovvertire l’ordine quasi naturale degli eventi (Lega avanti tutta), salvo poi ripiegare e mettersi al riparo da tuoni, fulmini e saette cercando il comodo rifugio a cinque stelle del partito dell’Amore eterno…

 Accorgendomi di essermi dilungato oltre il consentito qui mi fermo sperando di non aver troppo abusato della Sua pazienza, ci saranno certo altre occasioni per continuare questa interessante discussione…

Mi permetta, per chiudere in bellezza, di consigliarLe, qualora non l’avesse già fatto, di leggere due volumi apparentemente non collegati tra loro, ma entrambi illuminanti per ciò di cui abbiamo amenamente dibattuto:

“BERTOLDO, BERTOLDINO E CACASENNO” DI Giulio Cesare Croce e Camillo Scaligeri della Fratta, edito da Rizzoli-

“PER L’ALTO MARE APERTO” di Eugenio Scalfari, edito da Einaudi-

 L’aspetto comunque a palazzo per un tè , quattro biscotti e qualche chiacchera tra un vecchio poco pensante ormai e un giovine virgulto dal futuro certamente pieno di soddisfazioni…

 Molto cordialmente Suo

Il Conte di Montecristo

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maggio 20th, 2010 | Author: sergio

Servono eroi per liberarsi da ogni paura, ogni conservatorismo e ogni dogma

Ecco, è arrivato il momento
di una nuova ribellione

di Filippo Rossi

. Un paese più libero: alla fine dei conti la questione è tutta qui. Poi si può discutere di regole, leggi e codicilli. Ma come, rispondono i vermilingui di ogni potere: siamo un paese libero, anche troppo libero; troppa gente parla, troppa gente dissente, troppa gente vuol dire la sua. Cosa volete di più? Chiedono come i sovrani che non capivano che un mondo era finito, che l’uomo aveva preso finalmente il sopravvento.  Basta parlare con i giovani veri, quelli sotto i trent’anni per intenderci, per capire che invece il nodo è proprio lì: serve più libertà. Più libertà da dogmi e postulati che non hanno più ragion d’essere ma che sopravvivono come dittature del non senso. Appiccicate lì, con la saliva rancida della storia. E dei vecchi. Più libertà da ogni collettivismo, più libertà dell’uno rispetto ai molti, ecco cosa serve.

 Libertà da ogni dover essere. Più libertà da ogni burocrazia. E da ogni conservatorismo. Libertà dalla paura. E dagli ordini costituiti. Più libertà dai corporativismi di ogni genere e specie. Libertà dell’individuo, padrone del proprio futuro, delle proprie scelte, della propria vita, della propria morte. Sempre. Libertà dai preti di ogni ideologia. Da ogni monocromia culturale. Libertà dai comizi, dalle masse, dagli applausi di maniera. Libertà da un’identità imposta dall’alto, da qualcun altro. Libertà dai difensori del proprio interesse. Libertà dai pulpiti, di ogni ordine e grado. Libertà dalla morale pubblica. E libertà, anche, dagli unici immorali, dai ladri e dai corrotti.

 E libertà dai ladri di sogni e di speranze. Libertà da una politica che non è più niente, che non sa più niente, che non vuole più niente. Che difende solo se stessa. E i propri privilegi. Che non indica più nessuna strada. Libertà da un bipolarismo valoriale che divide per comandare. Che impedisce il dialogo, il riconoscimento, la stretta di mano. Libertà dalle caste, dalle baronie, da vassalli e valvassori. Dai signorotti di paese. Dalla mafia e dalle mafie. Anche quelle che non si chiamano così. Libertà dai luoghi comuni, dai sorrisetti saccenti di chi pensa di essere nel giusto. Sempre. Di chi crede che il mondo non cambia, che questo paese è destinato a essere fuori dal mondo, fuori dalla storia.   Serve una nuova lotta di liberazione. Un nuovo sessantotto. Una nuova rivolta generazionale. Insomma, a questo paese serve una nuova, magica e pazza ribellione. E servono nuovi eroi. Fatevi vivi, è giunta la vostra ora. In nome della libertà.

da “ Fare Futuro”

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maggio 17th, 2010 | Author: montichiaricitta

  Riceviamo dal vassallo del Conte di Montecristo la seguente lettera che pubblichiamo:

Illustrissimo Conte di Montecristo,

ieri ho letto su “La Repubblica” l’articolo di Franco Cordero che di seguito riassumo :

 

<< Gli stranieri, stupefatti, domandano come sia potuto accadere . Infatti il fenomeno italiano non ha eguali nel mondo evoluto.

Altrove la politica è gestione della cosa pubblica secondo regole definite da norme di lunga durata: l’elettorato valuta gli antagonisti con riguardo al bene comune. Anche noi consumiamo riti elettorali ma la partita sviluppa temi non definibili in linguaggio politico.

Molti italiani sono asserviti verso un uomo attraverso una servitù volontaria : l’Italia 2010 è oggetto di una cattura . Anomalie simili hanno cause prossime e remote. Tra i modelli peninsulari il meno nobile pesa sulla bilancia genetica: i cromosomi impastano abilità ciniche, mente corta, ipocrisie, indisciplina anarcoide, bisogno di un padrone, conformismo astuto, nessun rispetto del prossimo.

Questo italiano ama l’oratore gonfio, gli istrioni, le pompe magne; ammira i malfattori fortunati; va in chiesa, incredulo, superstizioso, calcolatore, caso mai ci fosse l’aldilà dei preti.

La consapevolezza di questi nostri tratti aveva già permesso a Mussolini di governare per un ventennio. Se avesse scelto Churchill anziché Hitler poteva durare altri vent’anni.

Ritornando all’oggi, finché si lascia scegliere a Berlusconi le armi della sfida, nessuno gli tiene testa, mentre teme quelle demodées : etica, gusto, intelligenza, ironia, cultura. Al suo pubblico può raccontare qualunque fandonia , anche di aver letto Erasmo in latino.

Ma le scatole craniche non sono tutte vuote: esistono teste pensanti, ora vinte dal disgusto; ecco l’elettorato su cui puntare. Alle ultime elezioni Regionali erano nove milioni.

Se non si riesce a modificare radicalmente la stagnante situazione attuale, bene che ci vada ci sarà da piangere.>>

 Devo dire che la lettura mi ha alquanto depresso, riconoscendo nell’analisi dell’esimio giurista grandi verità.

Che non ci sia proprio più niente da fare? Che prevalgano definitivamente egoismi e particolarismi, come l’affermarsi, sempre più dilagante, della Lega Nord lascia intendere?

Mi rivolgo a Lei per un suo parere nel merito, per un confronto con persona che reputo tra quelle che Cordero definisce teste pensanti.

Con deferenza.

Il Vassallo del Conte.

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maggio 03rd, 2010 | Author: montichiaricitta

Assediati dall’amianto
costi alti, niente regole

Le bonifiche si bloccano. nelle città ancora 32 milioni di tonnellate da smaltire. La fibra killer si nasconde ovunque, dal vano ascensore alla caldaia, dai tubi alla cappa. Non solo operai a rischio fra le 3 mila vittime annue

di FABIO TONACCI e PAOLO BERIZZI

Assediati dall'amianto costi alti, niente regole

LE QUATTRO balle di lastre ondulate sono pronte per il viaggio. A vederle così, saranno tre metri per due, incapsulate dentro una museruola di cellophane speciale, sembrano un grosso pacchetto regalo bianco: un po’ sbilenco perché comprimere i fogli di eternit uno sull’altro non è proprio un inno alla geometria. Ci hanno appena spruzzato su un collante rosso, per evitare la dispersione delle fibre killer. “Questa roba va a Pomezia”, nell’unico sito di stoccaggio temporaneo del Lazio, dice Paolo, 41 anni, ex operaio edile, oggi cacciatore di amianto. Tuta, guanti, mascherina. Rimarranno lì pochi giorni. Poi via con i camion, Germania o Francia. “Là l’amianto lo rendono inerte e lo riciclano – spiega Davide Savelloni, proprietario di Assa, azienda romana specializzata nella bonifica di eternit – . Ci fanno le strade. In Italia al massimo si interra nelle poche discariche adatte. Ma i costi sono alti. E ricadono sulle tasche del cittadino che chiama. Quando presentiamo il preventivo, in tanti rinunciano”.

La bonifica era iniziata così. Roma, condominio di via Fleming. Centocinquanta metri quadrati di onduline da rimuovere. “Vede quel tetto rosso lassù? E’ di eternit. Vede la canna fumaria? È di amianto. E sotto quel solaio lo vede il cassonetto per l’acqua? Indovini un po’? Eternit”. Porteranno via tutto, ed è una notizia.

L’Italia, dati Cnr, “affonda” ancora dentro 32 milioni di tonnellate di materiale contenente amianto. Cinquecento chili per abitante. Due miliardi e mezzo di metri quadrati di coperture in eternit. Immaginate una città di 60 mila abitanti fatta di solo amianto. Una giungla di miliardi di fibre che, sino a quando non verranno smaltite, costi e pastoie burocratiche permettendo – è qui il punto – continueranno a essere una bomba a tempo sulla quale l’Italia siede nemmeno fosse sabbia tiepida. E intanto i morti d’amianto crescono: 3 mila vittime ogni anno per malattie correlate all’esposizione all’asbesto. Milleduecento casi di mesotelioma, una forma letale di cancro per il quale finora non è stata trovata una cura. Benvenuti nel Paese che non riesce oppure non vuole smaltire tutto l’amianto che, fino al ’92, ha spalmato ovunque. Sulle navi, sui treni, nelle fabbriche, nelle case, nelle palestre. Persino tra le scuole e gli asili. Da Bagnoli a Monfalcone, una firma indelebile. Ma chi si occupa della bonifica e dello smaltimento? Perché, a quasi vent’anni dalla sua messa al bando, è così complicato disinnescare l’amianto?

Chi “addomestica” la Bestia
Da qualche anno esistono i bonificatori della Bestia. Passano le giornate sui tetti: tuta bianca usa e getta in Tywek, guanti gialli, mascherina. Se non passeggiano sui solai con vecchie onduline sotto braccio, li puoi incontrare nei garage, nelle scuole, nelle mense aziendali. Oppure che armeggiano davanti a qualche caldaia o si calano nei vani degli ascensori. Operai specializzati nell’incapsulamento e la rimozione di Eternit e manufatti pericolosi. “Ce n’è ovunque – racconta Paolo, al volante del suo camioncino – è stato usato sui tetti, nei cassoni per l’acqua, nelle tubature, nelle caldaie, nei comignoli. Una volta ci ha chiamato una signora che dopo vent’anni si era accorta che la cappa della cucina era completamente in amianto. In un laboratorio scolastico abbiamo rimosso dei macchinari su cui lavoravano gli studenti. Addirittura l’amianto si trova spruzzato dietro gli intonaci di appartamenti degli anni ’60, per isolare le stanze”. Cinque dipendenti, una media di 3 interventi a settimana, è all’Assa che lavora il nostro cacciatore. Ormai il suo occhio scova amianto ovunque. Ci racconta come funziona. Le procedure di rimozione sono lunghe e laboriose. Il cittadino chiama, si fa un piano di lavoro, si mandano all’Asl dei frammenti di materiale sospettato di contenere amianto. Dopo 40 giorni inizia la rimozione. Bloccate le fibre con il collante a spruzzo, le onduline vengono caricate sui camion, imballate e portate via. “Maneggiamo tutti i giorni l’amianto eppure l’Inps non ci inserisce tra i lavoratori a rischio. Siamo equiparati a operai edili”.

Il far west delle tariffe
Ma quanto costa rimuovere l’eternit? Il cittadino paga di suo? Quali sono gli incentivi dello Stato? Il tariffario è un far west su scala regionale. Il prezzo varia a seconda del tipo di intervento, ma soprattutto del luogo, come dimostra un dossier di Legambiente. Nel Lazio liberarsi di una copertura in eternit di 10 metri quadrati costa 250 euro, più i costi fissi (da 500 a 1000 euro). “La gente non è informata – dice ancora Savelloni – si aspetta di pagare un centinaio di euro per un lavoro. Ma le spese sono alte e molti lasciano perdere. Di questo passo per bonificare il Lazio serviranno 60 anni”. La rimozione della stessa lastra di eternit costa molto meno in Sardegna, ben quattro discariche: in media 260 euro. Altri prezzi: 640 euro in Abruzzo, 300 in Piemonte, 2000 in Puglia, dove il prezzo è fisso per qualunque superficie rimossa inferiore ai 25 metri quadrati. Non solo. Il costo finale dipende anche dagli incentivi regionali. In Abruzzo per le rimozioni di coperture fino a 30 metri quadrati la Regione offre un contributo pari al 70%. In Sardegna per i privati ci sono incentivi del 40% dell’importo per un massimo di 5 mila euro. Esistono finanziamenti anche per gli enti pubblici che rimuovono l’amianto. L’Emilia Romagna concede una detrazione del 36% di Irpef se ristrutturi la casa per un massimo di 48 mila euro. Nel Lazio e in Toscana, invece, niente incentivi. È diretto Stefano Ciafani, responsabile scientifico di Legambiente: “Questa incertezza, e la mancanza di contributi da parte delle Regioni, sono il primo ostacolo per una diffusa bonifica a livello locale”.

“Abbiamo paura”
L’immobilismo lo puoi toccare con mano a Crescenzago, prima periferia milanese. Le chiamano “case bianche” o “case minime”. Sono 117 appartamenti monofamiliari con giardinetto. Li hanno costruiti negli anni ’50, ci abitano 300 persone. Tutto in eternit: tetti, condotte, coibentazioni. Lastre e onduline si sono sgretolate negli anni, quando c’è vento le fibre di amianto volano. Accanto alle case: un asilo, una scuola, un parco giochi. “È dal 2000 che chiediamo al Comune, il proprietario, di intervenire – allarga le braccia Luca Prini, consigliere di zona – . Hanno promesso che a breve inizierà la rimozione, ma qui ormai la gente è rassegnata”. Anziani, famiglie con figli piccoli. Ti accolgono sulla porta con l’aria di chi è stanco di parlare a vuoto: “Abbiamo paura”. Mostrano i tetti sbrecciati, le crepe nelle onduline. I tumori sono in aumento, superiori alla media cittadina. Per Beniamino Pianteri, associazione ChiamaMilano, è “una vergogna milanese di cui le amministrazioni si lavano le mani da troppo tempo”.

La fabbrica dei tumori
Non saranno mai soli gli abitanti delle “case minime”. Ma non è questione di sostegno. È che sono in pessima compagnia. Nella Lombardia dei 2,7 milioni di metri cubi di amianto sparsi in 4.228 edifici pubblici, 24 mila edifici privati e in mille siti, c’è Broni, Oltrepo pavese. Broni uguale Fibronit uguale amianto dagli anni ’30. A 16 anni dalla chiusura, la fabbrica, 15 ettari in mezzo al paese, è un luogo spettrale, pieno di eternit. I capannoni abbandonati, gonfi di veleno. Trentotto decessi per mesotelioma dal 2000 al 2006: operai, ma anche gente che abitava intorno al mostro divenuto sito di interesse nazionale. Eppure la bonifica non è ancora iniziata. “Colpa della burocrazia”, dice il sindaco Luigi Paroni. Si attende dalla Regione il via libera per partire con la messa in sicurezza. Ci vogliono 25 milioni. Al momento ce ne sono solo cinque. “Vogliamo trasformare la città dell’amianto nella città del sole”: sogna meravigliosi pannelli fotovoltaici Mario Fugazza, assessore all’ambiente. Resti immobile sotto gli hangar dell’ex Fibronit, all’ingresso dei capannoni privi di porte. Guardi i teloni laceri, le profondità e gli interstizi inquinati del mostro, e pensi che occorre molta fantasia.

Colpiti a tradimento
Broni, Casale Monferrato, Monfalcone, La Spezia, Genova, Bari, Taranto, Bagnoli. Le città del cancro. Ognuna col suo libro bianco. Con le sue croci. Gli ultimi li rubricano con nomi che sembrano lame. “Esposti di seconda generazione”. “Esposti ambientali”. Seconda generazione perché quelli della “prima”, nell’affondo lento ma inesorabile del mesotelioma, l’amianto o se li è già portati via o sono in lista d’attesa. Quelli della “seconda generazione” sono quelli che le fibre killer le hanno respirate senza saperlo. Colpiti a tradimento. Non i marinai. Non i ferrovieri. Non gli operai delle “fabbriche della morte”. Di questi si sapeva. E anche loro sapevano. Qualcuno, non tutti, l’aveva messo in conto che se ne sarebbe andato così, spazzato via da quella polvere sottilissima che si ficca nei polmoni e dopo 20-25 anni scatena l’inferno. È un veleno 1.300 volte più sottile di un capello. Che ancora vive nel corpo dimenticato della Bestia.

Ma chi sono i “nuovi esposti”? Come hanno fatto ad ammalarsi? “Stanno venendo a galla migliaia di storie che riguardano le più disparate categorie professionali – dice Alessandro Marinaccio, responsabile del Registro Nazionale dei mesoteliomi presso l’Istituto superiore per la prevenzione e la sicurezza del lavoro – sono situazioni ancor più drammatiche perché chi si ammala non aveva nessun tipo di consapevolezza, credevano di aver lavorato o vissuto in un ambiente “sano”". Le nuove vittime sono i lavoratori comuni. Gli ignari dell’esposizione “ambientale”. Non lavoravano direttamente l’amianto ma l’amianto stava – e, in molti casi, sta ancora – lì dove si guadagnavano da vivere. O dove vivevano e vivono. Nelle onduline, nei capannoni, nei camini, nei cassoni per l’acqua, nelle coibentazioni selvagge che andrebbero asportate e sepolte e invece sono sempre lì, col grilletto premuto. Ora la Bestia presenta il suo conto più salato. Mentre si avvicina il picco di tumori previsto tra il 2015 e il 2020 (il periodo di latenza del mesotelioma arriva fino a 40 anni), vengono al pettine le nuove storie. “Le donne che lavavano le tute dei mariti operai. Quelle che cucivano i sacchi di juta dove veniva trasportato l’amianto – ragiona Vittorio Agnoletto, medico del lavoro ed ex parlamentare – o a chi ha respirato le fibre perché aveva l’amianto sotto casa. Chi li risarcisce questi ammalati? Ci sono 50 milioni destinati alle vittime (30 governo Prodi 2008, altri 20 governo Berlusconi 2009) ma finora non sono stati utilizzati”.

Il decreto mancante
Com’è possibile che le famiglie vedano morire i loro malati e lo Stato non intervenga? “Sembra assurdo ma il problema è che manca il decreto attuativo. E in assenza del decreto, il fondo non esiste”. L’asbesto può falciarti anche se lavoravi in uno zuccherificio, in un’industria del vetro, in una ditta orafa. Anche se facevi l’ascensorista, l’enologo o se pulivi i tetti dei capannoni. Come il padre di Lorena Tacco, Paderno Dugnano. Si chiamava Vladimiro. “Era custode di un’azienda. L’appartamento che gli hanno dato aveva le finestre affacciate su un tetto di eternit. Per 30 anni ha pulito quel tetto. Toglieva gli aghi di pino che si incastravano tra le canaline di scolo. A 75 anni ha scoperto di avere il tumore”. Prima di chiudere gli occhi, con l’ultimo soffio di voce, Vladimiro Tacco ha detto alle figlie: “Raccontate a tutti la mia storia. Non deve capitare ad altri quello che è capitato a me”.

Alla sbarra
Questo è l’amianto. Molto è già tragica letteratura. Gli stabilimenti Eternit, Fibronit e Fincantieri con le loro spoon river. I polmoni spappolati dei 600 militari della Marina (processo a Padova, 8 ammiragli alla sbarra). I 210 mila ferrovieri in attività nel ’91 (l’anno oltre il quale per l’Inail il rischio amianto è scomparso) e che ora fanno gli scongiuri perché tra loro la media del mesotelioma è 6 volte tanto quella della popolazione. Negli anni ’70 vagoni e locomotori, come le navi militari, si imbottivano di amianto. “Il piano di de-coibentazione iniziato nel ’95 ha riguardato 11 mila carrozze. Ne rimangono 400 con dei residui, buttate in qualche deposito”, ricorda Beniamino Didda, oggi procuratore generale a Firenze, uno che da quasi 30 anni istruisce processi sull’amianto, dai treni ai cantieri navali.

Il tumore pleurico è un incubo per i marinai che navigavano o lavoravano sulle turbonavi costruite prima degli anni ’90. Dice Alessio Anselmi, presidente del Cocer Marina militare: “L’amianto è ancora presente solo su una classe di fregate, il 15% della flotta, e in alcune strutture della Marina. Per rimuoverlo occorrono 10 milioni di euro”. Ovunque la stessa storia.

(DA REPUBBLICA DEL 30 APRILE 2010)  

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maggio 02nd, 2010 | Author: montichiaricitta

Da Bsoggi del 01/05/2010

Gli stranieri invadono il Consiglio comunale di Montichiari, la cittadina della bassa bresciana «censurata» dal tribunale per l’atteggiamento ritenuto discriminatorio nella concessione della residenza agli stranieri extracomunitari, ma l’invasione dura solo un’oretta perchè alla prima intemperanza dal pubblico scatta lo sgombero con tanto di intervendo delle Forze dell’ordine.
NULLA DI DRAMMATICO, ma quello dell’altra sera a Montichiari è stato un Consiglio Comunale insolito e movimentato, iniziato con la presenza di un presidio antirazzista fuori dal palazzo Comunale, dove i consiglieri discutevano di bilancio e dove, nella notte, avrebbero anche preso posizione contro la decisione del tribunale, invitando Governo e parlamento a modificare la legge sulla residenza. Quel presidio (circa 150 stranieri), però, dopo una ventina di minuti di manifestazione all’esterno si è trasferito, a sorpresa, all’interno della sala consigliare prendendo posto fra il pubblico, mentre Giancarlo Calubini, il presidente del consiglio, dopo un momento di sorpresa ha dato il benvenuto ai nuovi ospiti e ha ripreso i lavori.
MA NON È STATA una seduta tranquilla, gli animi erano agitati e per tre volte in meno di un’ora il presidente Calubini ha dovuto zittire mormorii ed applausi dai banchi dell’opposizione, mentre il sindaco Zanola ha dovuto richiamare una signora del gruppo che stava distribuendo volantini ai presenti, informandola che non era possibile farlo, a norma di regolamento.
La pazienza del presidente ha poi raggiunto il culmine quando qualcuno fra il pubblico ha gridato “vergogna” e “razzisti” durante il dibattito. Urla che hanno sancito lo sgombero dell’aula, disposta dal presidente.
Un invito non accolto subito dal gruppo di manifestanti che al contrario hanno continuato a urlare contro il sindaco la loro insofferenza. Intanto l’atmosfera si faceva tesa e le forze dell’ordine hanno preso posto in aula per far eseguire l’ordine del presidente del consiglio. Non c’è stato bisogno però di alcun loro intervento, perchè il gruppo di manifestanti su invito di uno dei coordinatori della manifestazione piano piano ha iniziato a sfilare verso l’uscita.
Dopo una breve interruzione e con lo spazio del pubblico sgombro dai manifestanti i lavori sono ripresi per terminare poco dopo l’una di notte. Non prima, però, dell’approvazione di un documento che verrà inviato al Ministero degli Interni e ai Parlamentari bresciani per proporre di variare la legge sull’iscrizione anagrafica «stabilendo – vi si legge – anche per i cittadini extracomunitari i requisiti equivalenti ai cittadini comunitari». Favorevole alla presa di posizione la maggioranza di ispirazione leghista che fa capo ad Elena Zanola e Gianantonio Rosa e Insieme per Montichiari.
Sui banchi dell’opposione favorevole il Pdl, voto contrario del Pd, astenuta, invece, Area Civica Monteclarense. Della vicenda delle residenze contestate, però, si continuerà a parlarne ancora a lungo a Montichiari.

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aprile 12th, 2010 | Author: montichiaricitta

Riceviamo dal Segretario di  Rifondazione Comunista monteclarense Gianni Caliari la seguente lettera:

  In data 1° aprile ’10, il Sindaco di Montichiari, Elena Zanola, ha negato l’utilizzo di spazi pubblici per celebrare le ricorrenze del 25 Aprile e del 1° Maggio, richiesti da Rifondazione Comunista e dal Partito Democratico di Montichiari.  E’ la prima volta dalla Liberazione (ricorre quest’anno il 65° anniversario) che succede un fatto del genere. Aver negato il diritto a manifestare in luogo pubblico le proprie idee significa, di fatto, voler limitare i più elementari diritti di libertà, garantiti dalla Costituzione Italiana (art. 17 e 21).

Si voleva semplicemente ricordare i due eventi presentando i primi dodici articoli della Costituzione Italiana per il 25 Aprile, mentre per il 1° Maggio si pensava di dar spazio ad alcuni gruppi giovanili per fare un po’ di musica con qualche intervento sul tema del lavoro. Il tutto perfettamente in linea con quanto accade un po’ in tutta Italia. Con questo spirito si era chiesto l’utilizzo di una piazza (il PD lo aveva fatto per il 25 Aprile mentre assieme abbiamo presentato domanda per il 1° Maggio, raccogliendo l’adesione anche dei Sindacati e di altre forze politiche e sociali).

Il rifiuto ci ha sorpreso ed amareggiato. La giustificazione, data dal Sindaco, di non concedere l’utilizzo di spazi pubblici ai partiti per manifestazioni politiche, “come da prassi consolidatasi negli ultimi dieci anni” è molto risibile e pretestuosa. Sembra quasi che a Montichiari si siano, di fatto, sospese le libertà Costituzionali!

Ma quello che mi ha colpito maggiormente e profondamente indignato è quanto il Sindaco ha espresso, con tono sprezzante, sul Corriere della Sera del 11/4, quando si è rivolto ai partiti della sinistra invitandoli a “fare baldoria” in qualche luogo privato.

Ricordare il 65° della Liberazione e la Festa dei Lavoratori, manifestare per la Democrazia, la Libertà ed il Diritto al Lavoro, ricordare i Partigiani che hanno dato la loro vita per la Liberazione dell’Italia dall’oppressione nazi-fascista, lottare per migliorare le condizioni di vita dei lavoratori e dei pensionati, per ridurre la disoccupazione e la precarietà, ricordare i troppi lavoratori morti sul lavoro, solo per mancanza delle più elementari norme di Sicurezza (per la quale si fa troppo poco), non è certamente “fare baldoria”.

Caliari Giovanni

Segretario del Circolo di Rifondazione ComunistaPietro De Rienzo” di Montichiari

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L’articolo del Corriere della sera citato nella lettera:

MONTICHIARI (Brescia) – Pd e Rifondazione avrebbero voluto celebrare il 25 Aprile e il Primo Maggio con concerti e letture teatrali. Due incontri da organizzare in un parco di Montichiari che, però, non si faranno. Il motivo? Da 10 anni nel comune è in vigore una ordinanza che «autorizza le manifestazioni politiche solo durante la campagna elettorale». Così niente feste né celebrazioni «non ufficiali». Lo conferma il sindaco Elena Zanola, eletta con una lista civica vicina alla Lega Nord, che ribatte alle polemiche: «Nulla di strano. In città non sono tollerate feste di partito, né di destra né di sinistra. Se il Pd e i sindacati volevano organizzare un concerto per il 25 Aprile e un altro per il 1° Maggio potevano affittare il centro fiera o altri spazi privati. Impensabile concedere il sagrato di una chiesa per fare baldoria». Il circolo del Pd aveva fatto una richiesta per celebrare il 25 Aprile con la lettura della Costituzione «accompagnata da alcuni brani musicali». Per il Primo Maggio invece si era pensato a una manifestazione sul tema del lavoro con l’ esibizione di «complessi musicali giovanili». (Giuseppe Spatola- Corriere del 11 aprile 2010)

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aprile 11th, 2010 | Author: montichiaricitta

Da Bsoggi di sabato 10 aprile:

Elena Zanola, sindaco di Montichiari, leghista ribelle, allontanata con i suoi dal partito di Bossi, nega al Pd locale per due volte lo spazio pubblico per attività musicali e culturali e il fuoco della polemica s’accende.
La prima richiesta scritta era stata presentata al protocollo comunale il 22 febbraio scorso: la sezione del Pd chiedeva lo spazio del Parco City per organizzare un concerto musicale in occasione del prossimo 1° Maggio. La risposta della Zanola è giunta sul tavolo del Circolo monteclarense, guidato dal giovane segretario Luca Decataldo, quasi 40 giorni dopo, il 1° aprile: autorizzazione negata. La lettera, protocollo 10758, firmata dal sindaco spiega che «come da prassi consolidatasi negli ultimi dieci anni, gli spazi pubblici non vengono utilizzati dai partiti per manifestazioni politiche di alcun genere, ad eccezione delle occupazioni per i comizi ed i gazebo in occasione della propaganda elettorale in base all’elenco stabilito con apposita ordinanza». Analoga risposta alla seconda richiesta del Circolo Pd, che chiedeva di organizzare «nella giornata del 25 Aprile una manifestazione pubblica nel corso della quale verranno letti vari articoli della Costituzione accompagnati dalla diffusione di alcuni brani musicali». Una richiesta di spazio da utilizzare nel pomeriggio, dalle 15 alle 18, sul sagrato della Chiesa del Suffragio, proprio sulla via del 25 Aprile e conosciuta per la dedica ai Caduti di tutte le guerre, ed attigua al Museo delle Armi Agostino Bianchi, ufficiale, partigiano e maestro. Il rifiuto del sindaco è stato netto per entrambe le manifestazioni. «Un atteggiamento che non accettiamo, faremo ricorso – promette Decataldo – faremo sentire la nostra voce anche in consiglio comunale».
La «prassi consolidata» richiamata dalla Zanola non viene per nulla accettata dal Pd monteclarense e il segretario controbatte affermando «che non è vero quanto dice la Zanola poiché noi altre volte abbiamo fatto attività pubbliche non in campagna elettorale e non ci era stato negato il permesso». «Un fatto gravissimo il diniego del sindaco di Montichiari – protesta Leone Orizio, segretario organizzativo del Pd provinciale – faremo sicuramente un’interpellanza parlamentare e promettiamo manifestazioni pubbliche durante il 25 aprile ed il 1° maggio nel centro di Montichiari».————————- 

Da Repubblica del 10 Aprile:

BRESCIA – Celebrare il 25 Aprile? Non si può.E il Primo Maggio? Nemmeno. Perché le manifestazioni «politiche» sono autorizzate solo durante la campagna elettorale. Sembra uno scherzo ma non lo è. Succede davvero. A Montichiari, una cittadina di 22mila abitanti a 20 chilometri da Brescia, dove il sindaco Elena Zanola (foto sopra), una maestra elementare che da dieci anni governa a capo di una lista civica di ispirazione leghista, ha negato al Pd il permesso di tenere le due manifestazioni. Il Pd aveva fatto una richiesta scritta per celebrare il 25 Aprile nella piazzetta del Suffragio. Avrebbero voluto leggere i primi dodici articoli della Costituzione «accompagnati da alcuni brani musicali». Per il Primo Maggio invece avevano pensato, insieme a Rifondazione, a una manifestazione sul tema del lavoro nel Parco della City, con l’ esibizione di «numerosi complessi musicali giovanili». Il sindaco ha negato l’ autorizzazione, dando la stessa motivazione per ambedue le manifestazioni. «Come da prassi consolidatasi negli ultimi dieci anni – scrive al coordinatore del circolo del Pd, Luca de Cataldo – gli spazi pubblici non vengono utilizzati dai partiti per manifestazioni politiche di alcun genere, ad eccezione delle occupazioni per i comizi ed i gazebo in occasione della propaganda elettorale». «E’ incredibile che la Costituzione venga sospesa» commenta Stefano Mutti, vice coordinatore del Pd.

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aprile 02nd, 2010 | Author: montichiaricitta

Egregio direttore
chiedo gentilmente spazio al suo giornale per fare alcune considerazioni. Nel maggio del 2009 comunicammo ai giornali che il nostro candidato sarebbe stato Elena Zanola, che tale scelta era in rispetto al lavoro fatto da Gianantonio Rosa e che eravamo indisponibili ad allearci con il Pdl monteclarense che aveva tradito le ragioni dell’alleanza. Questo perché la costituzione era stata segnata dal ritorno di tutta quella componente affiliata agli ex democristiani che si era inserita nel partito di Berlusconi grazie a chi in Forza Italia, aveva spalancato loro le porte. L’intento di riciclarsi era chiaro. Quelli che erano usciti dalla porta volevano rientrare dalla finestra con l’accordo Pdl-Lega.
Le cose sono poi andate come difatti noi avevamo anticipato e al ballottaggio ACM e PDL hanno stretto un accordo il cui intento era quello di riuscire a “mandare a casa” noi della Lega.
Al ballottaggio è successo poi qualcosa che per tutti, tranne che per i diretti interessati era prevedibile. Circa 1000 cittadini che al primo turno avevano votato per Carzeri e per Verzeletti hanno fatto mancare loro l’appoggio. Una parte di questi erano gli elettori di destra che convinti nel PDL e nella Lega erano contrari a Verzeletti. Dall’altra parte c’erano invece gli elettori di centrosinistra traditi dallo “sbandamento” a destra di Verzeletti.
Da allora l’immagine della Carzeri si è un pò offuscata. Dagli onori delle cronache sui giornali ora ci si limita a intravederla di sfuggita per pochi secondi su Teletutto, nel ruolo di comparsa solo per merito di indossare una maglietta bianca inneggiante il suo sostegno a Formigoni.
Essendo sua amica, ci si augura che abbia colto l’ulteriore occasione per dirgli di fermare le discariche a Montichiari mantenendo così, l’impegno elettorale di andare in regione a battere i pugni proprio sulla sua scrivania.
Proprio su tema discariche a Montichiari nessuno sa ora come la pensi. E non lo sappiamo nemmeno noi consiglieri comunali.
Questo perché, nelle commissioni raramente è presente, nelle conferenze dei capigruppo in pratica mai (lasciando la presenza al suo vice).
Riteniamo doveroso che un candidato sindaco che ha raccolto quasi un quarto (24%) delle preferenze dei monteclarensi prendendo tra l’altro delle chiare posizioni verso chi a Montichiari ha voluto aprire la propria attività di discarica, esprima ora la propria posizione. Peccato che anche nello specifico consiglio comunale è mancata la sua presenza.
All’inizio di questo mandato amministrativo, in una delle sue prime sedute, la conferenza dei capigruppo ha deciso all’unanimità che ogni gruppo consiliare potesse nominare un vice capogruppo (anche se il regolamento non lo prevede) in maniera che potesse sostituire il titolare in quei casi di eccezionale impedimento alla sua presenza.
Facciamo veramente fatica a ricordarci se la Carzeri negli ultimi sei mesi abbia partecipato almeno una volta alla suddetta conferenza. Ci ricordiamo invece la costante presenza del suo vice.
Quella che doveva essere un’occasionalità è difatti diventata una regola fissa che a noi non sta bene.
Infatti come gruppi di maggioranza abbiamo preteso chiarezza. Sollevata la questione abbiamo ora chiesto di togliere la figura del vice-capogruppo.
Questo in forma di rispetto sia verso l’impegno istituzionale preso da ognuno e quindi verso i cittadini, sia verso quei gruppi quali PD e Civica Rosa che avendo un solo consigliere comunale non possono esprimere un vice.
Nel PDL quindi dovranno ora decidere cosa fare da grandi. Se vorranno essere rappresentati in conferenza dovranno garantire la presenza del loro capogruppo altrimenti, nominarne un altro.
A elezioni avvenute vedremo quindi se nel PDL ha maggiore peso la corrente della Carzeri (Paroli-Parolini) o quella capitanata da Visconti e Verzeletti (Nicoli Cristiani).
I due sostenitori di Nicoli Cristiani in una recente cena, tenutasi a Montichiari, hanno difatti suggellando (con il suo benestare) un patto a lungo termine ai fini amministrativi tagliando fuori di fatto la Carzeri.
Questo ci fa piacere dato che, un’ulteriore volta, viene dimostrata la nostra ragione quando un anno fa dicemmo che gli ex democristiani erano entrati nel PDL e ne stavano facendo la scalata interna.
Esplicite sono state le parole riportare dallo stesso Nicoli Cristiani che, presente per raccogliere consensi per la sua campagna elettorale in quanto candida in Regione ha dichiarato:
“Sostengo in modo convinto il progetto di alleanza tra PDL ed Area Civica in alternativa a chi ha vinto le elezioni anche grazie ad un ristretto gruppo di ex militanti di Forza Italia… si rende necessario avere una classe dirigente a livello locale seria e preparata. Rosa prima e ora Zanola stanno dimostrando di non avere i numeri e la preparazione né per affrontare i problemi di gestione del territorio né per governare le complesse sfide del futuro.”
Per fortuna che il PDL a livello provinciale e regionale ha dimostrato che per affrontare la complessa questione delle discariche ha sia la preparazione sia i numeri necessari.
I risultati li abbiamo visti tutti…
A Montichiari il PDL alle Regionali risulta essere il primo partito (anche se solo per 40 voti) questo è dovuto al fatto che si vota un simbolo e non le persone.
In occasione delle Comunali invece immancabilmente riescono a perdere consensi. Sarà perché in tale occasione è invece una questione di persone? Chi si è accorto di non avere ne i numeri ne la preparazione necessaria è proprio il PDL altro che Lega! Ecco perché ora hanno bisogno di Verzelletti e dell’ACM.
In merito a Verzeletti ci limitiamo a proporre un passaggio della lettera pubblicata sul sito internet del PD di Montichiari dove, una sua elettrice che dapprima, durante le scorse amministrative, aveva qualche remora a votarlo, poi dallo stesso si è fatta convincere credendo in lui. Ora invece è molto “stupita” del fatto che lo stesso afferma che “è in aspettativa, che sta battendo la provincia in lungo ed in largo a sostegno di Nicoli, che spera di avere un incarico di prestigio all’interno del famoso Popolo delle Libertà”.
Lui ormai il salto della quaglia lo ha fatto. Ma in Area Civica ci sono tante persone di sinistra estrazione (politicamente parlando). Se anche loro finiranno nel PDL sarebbe davvero clamoroso.
A quella elettrice di Verzeletti va un nostro pensiero.
Lei è stupita del passaggio di Verzeletti nel PDL. Ma noi lo avevamo già detto nel maggio del 2009 cosa stava succedendo.
Dal canto nostro pur di impedire questa “restaurazione” abbiamo fatto la coraggiosa scelta di andare da soli sprovvisti del nostro amato simbolo raffigurante il guerriero con la spada.
Abbiamo preso i voti dei leghisti così come quelli degli elettori del PDL e del PD che hanno capito cosa stava succedendo.
Fosse stato vero amore quello tra PDL e ACM, amore per Montichiari, sarebbero andati insieme già al primo turno. Risulta essere invece una fecondazione artificiale, assistita e a lungo termine.
Fatta a tavolino, al momento (visti i risultati) pare tra l’altro mal concepita.
 
 
Capogruppo Lega
Togni Marco

Montichiari 01/04/2010

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marzo 30th, 2010 | Author: montichiaricitta

Per vedere i risultati apri il file in pdfelez reg montichiari

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marzo 22nd, 2010 | Author: montichiaricitta

Segnaliamo che pervengono numerose lettere dei cittadini monteclarensi sulle varie questioni che interessano la nostra città.

Abbiamo quindi deciso di aprire una nuova Pagina ( Lettere al direttore) nella quale potrete leggere tutto quanto i cittadini ci scrivono.

Ricordiamo che la responsabilità dei contenuti delle lettere è esclusivamente dei firmatari delle stesse che possono chiedere di non apparire con il proprio nome e cognome ( nel qual caso provvederemo ad apporre la dicitura “lettera firmata”).-