| Il Tar ferma la discarica di amianto |
| giovedì 11 marzo 2010 |
(red.) Il Tribunale amministrativo regionale di Brescia ha temporaneamente accolto il ricorso del Comitato contro le nocività di Brescia e San Polo contro l’insediamento di via Brocchi, dove dovrebbe essere collocata una discarica di amianto in grado di ospitare il materiale inquinante recuperato dall’edilizia, prevalentemente lastre di eternit (leggi qui).
La decisione dei giudici amministrativi è temporanea, poiché il Tar ha chiesto alla Regione Lombardia un’integrazione della documentazione a sua disposizione sull’iter di autorizzazione dell’insediamento.
Il Tar ha anche già fissato la data della prossima riunione in cui verrà data una risposta definitiva (salvo ricorso al Consiglio di Stato) sulla questione: il 28 aprile prossimo.
Questa decisione blocca comunque per il momento i lavori scattati da qualche settimana sull’area, dopo lo sgombero del presidio organizzato dagli ambientalisti e dai cittadini della zona.( da Quibrescia)———-
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2^ Puntata:
| Il Codisa: “Battaglia ancora lunga” |
| giovedì 11 marzo 2010 |
(s.s.) “L’ordinanza di sospensiva è una prima battaglia vinta, ma la guerra è ancora lunga”. Così Pietro Garbarino, l’avvocato che su richiesta del Codisa (Comitato difesa salute e ambiente) si sta occupando del ricorso al Tar contro la discarica di amianto di via Brocchi, a Brescia, ha commentato l’ordinanza del tribunale regionale che per 45 giorni da oggi, giovedì 11 marzo, blocca tutti i lavori al sito della discarica.
La prossima udienza è fissata per il 28 aprile e in queste settimane la Regione dovrà fornire al tribunale l’istruttoria completa affinché possa pronunciarsi sul ricorso presentato dal Codisa lo scorso 13 novembre. La richiesta aggiuntiva di sospensiva, invece, è stata portata circa un mese fa, dopo che la ditta Profacta aveva iniziato a scavare nella ex cava della Faustini Holding.
E’ di oggi, appunto, la notizia del suo accoglimento (leggi qui). Sebbene questo non sia per forza un segnale positivo per la futura sentenza, vero è che il tribunale avrebbe potuto richiedere gli atti alla Regione senza bloccare i lavori, poiché non era un atto dovuto. “Questo ci fa pensare che anche il Tar abbia rilevato qualche problema rispetto a quanto fatto finora”.
“Dopo aver chiesto la sospensione dei lavori”, ha proseguito Garbarino, “abbiamo rilevato anche dei ristagni d’acqua sul fondo della discarica, i quali potrebbero far pensare che è stata toccata la falda acquifera sottostante”.
Problemi ci sarebbero anche per la raccolta del percolato: pare che il sito non sia stato attrezzato nel modo adeguato, “dato che quando piove molto lì si forma un pantano”.
“Questa disposizione è una chiara risposta a chi per mesi ha cercato di rassicurarci che tutto stava avvenendo in assoluta sicurezza”, ha commentato Giovanna Giacopini, membro attivo del Comitato spontaneo contro le nocività che da luglio a febbraio ha presidiato costantemente l’ingresso della discarica.
Il riferimento, neanche tanto velato, è al comune di Brescia che in questi mesi si è sempre chiamato fuori dalla querelle, poiché la competenza per le decisioni spettava in effetti alla Regione Lombardia.
“La Loggia, che in questa zona ha delle mire precise, aveva il dovere di entrare più a fondo in questa storia”, ha precisato il legale, “e doveva controllare meglio cosa stava avvenendo. Ci voleva un po’ più di attenzione”.
Proprio in questa area, infatti, il comune ha più volte detto di voler realizzare la cittadella dello sport. “Ma è chiaro che nella discarica di amianto portata a piano campagna una volta chiusa non potranno mettersi nuovamente a scavare per posare le fondamenta delle strutture”, ha rincarato Garbarino.
“Prima di fare impresa su certi territori bisogna chiedersi che impatto questo può avere sulla vita della persone che ci abitano”, è l’opinione di Maurizio Frassi, portavoce del Codisa. “Siamo pronti a porre ostacoli ad ogni passo, perché questa discarica distrugge il nostro territorio in modo irreversibile”.
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