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marzo 04th, 2010 | Author: montichiaricitta

 L’amianto è un killer silenzioso, che non ha fretta e per questo è ancora più insidioso. Non ci si ammala nel momento in cui si viene a contatto con le fibre d’asbesto, né il giorno dopo né il mese successivo. Le malattie (asbestosi, placche pleuriche, carcinoma polmonare e mesotelioma) insorgono anche 15, 20 anni dopo la prima esposizione.
“Dopo l’inalazione cronica prolungata nel tempo di amianto è possibile, a distanza di parecchi anni dalla prima esposizione, lo sviluppo di malattie gravi e debilitanti che coinvolgono principalmente il polmone”, scrive la Regione Lombardia nella relazione 2008 sul Piano regionale amianto della Lombardia (Pral).
amianto4.jpgL’amianto può colpire tutti, senza distinzione, “ma coloro che sono stati a contatto con l’amianto per ragioni lavorative sono sicuramente gli individui più esposti all’insorgenza di queste malattie” sottolinea Fabrizio Speziani, capo dipartimento di prevenzione medica dell’Asl.
Un’esposizione che si estende anche ai famigliari dei lavoratori dell’amianto in quanto sono venuti a contatto con gli indumenti (in particolare nella spazzolatura delle tute) o i materiali di lavoro
Per questo motivo i lavoratori di imprese che hanno trattato asbesto (definiti ex esposti) vengono tenuti costantemente sotto controllo. “Pur non esistendo, sulla base di conoscenze attuali, validi metodi di screening per i tumori professionali da amianto, si ritiene che la sorveglianza sanitaria degli ex esposti sia utile in quanto consente di ricostruire la storia dell’esposizione, di informare il soggetto sui rischi legati alla passata esposizione, nonché di informare sulle possibilità diagnostiche, terapeutiche e medico-legali per le eventuali patologie correlate”, si legge nella relazione.
Non esiste però sorveglianza che possa prevenire l’insorgenza delle malattie legate all’amianto. Una volta innescato il ciclo del male, 15 o 20 anni fa o anche di più, non si può fare nulla per invertirlo. Solo nel caso dell’asbestosi (una fibrosi che rende il polmone non elastico e porta all’insufficienza respiratoria cronica) una diagnosi precoce può aiutare a rallentarne la progressione.
amiantodisacricaabusiva.jpgÈ il mesotelioma però il grande sorvegliato speciale nel campo di queste malattie. Si tratta della neoplasia maligna specifica causata dall’esposizione a fibre di amianto. In questo caso “la sorveglianza sanitaria ha solo lo scopo di indagare l’origine professionale in quanto non è disponibile alcuna terapia efficace per variare la prognosi”, si legge ancora nella relazione.
Per questo la Regione Lombardia ha istituito fin dal 1998 un registro in cui vengono censiti per anno i nuovi casi di mesotelioma in ciascuna provincia.
Dal 2000 al 2007 nella provincia di Brescia sono stati segnalati, fra certi e probabili, 131 casi di mesotelioma maligno. A Milano sono stati 386, a Bergamo 174. Queste tre sono le province maggiormente colpite dall’insorgenza di questa malattia in Lombardia. Da sole, infatti, coprono il 65,9% dell’incidenza totale del mesotelioma: in tutta la regione i malati sono 1.050.
Di questi oltre la metà, il 52,7% ha contratto la malattia sul posto di lavoro. Per un altro 13,4% la professione c’entra in modo possibile o probabile. Nello specifico, sono i lavoratori di industrie tessili, metallurgiche ed edili quelli ad essere stati maggiormente esposti alle fibre d’amianto.
(Silvana Salvadori- Qui Brescia)

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L’ultima relazione sul Piano regionale amianto della Lombardia (Pral) stima che in tutta la provincia di Brescia ci siano 446.473 metri cubi di cemento amianto da smaltire (leggi il documento). Ma tra la discarica di San Polo in via Brocchi (80.000 metri cubi) già autorizzata, quella di Montichiari (480.000 metri cubi) che ha ottenuto una Valutazione di impatto ambientale favorevole, e quella di Travagliato (435.000 metri cubi) che è in attesa del responso della Via, la nostra provincia si appresta a ricevere nelle sue terre oltre 1 milione di metri cubi di amianto provenienti dall’Italia del Nord.
Una prospettiva preoccupante, visti gli effetti che l’inalazione del minerale può produrre sulla salute umana (leggi l’articolo).
“La nostra è una provincia già massacrata, non capisco perché Brescia dovrebbe avere le discariche di amianto per tutta la Lombardia”, sostiene Mario Capponi, presidente cittadino di Legambiente. “Perché noi dobbiamo farle per tutti? Perché tutti i viaggi dei rifiuti sono a senso unico verso Brescia? Ci sono altre soluzioni possibili e sarebbe bene prenderle in considerazione”.
Insomma, mentre nella nostra provincia sono stati individuati 4.015 siti in cui è presente l’amianto (leggi la prima parte dell’inchiesta di quiBrescia.it), qui finirà oltre un terzo dell’asbesto che si stima essere presente in tutta la regione. C’è da chiedersene il motivo.”Sono contrario alla libera circolazione dei rifiuti, anche di quelli contenenti amianto”, ha spiegato a quiBrescia.it l’assessore all’Ambiente di Palazzo Broletto, Stefano Dotti. “La Provincia di Brescia ha sempre adottato al riguardo un criterio di autosufficienza, cioè ogni provincia si dovrebbe gestire i suoi. Invece la Regione ha un’ottica diversa e considera lo stesso criterio nella visione complessiva regionale”.

A San Polo la battaglia contro la discarica
Intanto per la discarica di San Polo, che verrà gestita dalla Profacta spa, l’autorizzazione a riempire la ex cava con rifiuti contenenti amianto c’è già e da un giorno all’altro le ruspe potrebbero iniziare i lavori.
Contro questa autorizzazione si sono mossi i residenti di San Polo e Buffalora, rappresentati dal Comitato difesa salute ambiente (Co.di.sa.) e dal Comitato spontaneo contro le nocività. Insieme, proprio nei giorni scorsi, i due comitati hanno fatto ricorso al Tar contro l’apertura della discarica (leggi la notizia).
Tra l’altro questa nuova discarica, come si legge nell’autorizzazione integrata ambientale (Ippc) rilasciata alla Profacta il 10 febbraio 2009, è situata vicino ad un’altra mini discarica di amianto già attiva: “La società istante (sempre la Profacta) risulta già esercente l’attività di gestione di una discarica per inerti, con cella dedicata alla smaltimento di rifiuti costituiti da cemento-amianto, localizzata nel sito adiacente a quello in oggetto ed ora in fase di post-gestione operativa”. Insomma una discarica tira l’altra.

Dal Parco delle cave alla Cittadella dello sport

Ma ha senso che un nuovo impianto di smaltimento venga situato proprio dove gli abitanti di San Polo e dintorni vorrebbero fosse realizzato il Parco delle cave, un progetto della vecchia amministrazione comunale che però è rimasto solo sulla carta?
In quella parte di territorio cittadino, la giunta Paroli progetta di costruire la Cittadella dello sport, che quindi finirebbe proprio sopra una discarica.
“Al momento stiamo studiando la compatibilità dell’area con il nostro progetto”, ha spiegato a quiBrescia.it l’assessore all’Ambiente del comune, Paola Vilardi, “perché vogliamo dare alla collettività le strutture sportive di cui ha bisogno. Dal palazzetto dello sport alle piste di atletica e, perchè no, anche allo stadio”. La volontà c’è, bisogna capire se, oltre alla compatibilità ambientale, c’è anche quella economica.
Ma la presenza della discarica di amianto in quella posizione non crea troppo disturbo: “I tecnici mi hanno assicurato che, così com’è stata progettata, la discarica è la più sicura in assoluto”, ha ribadito l’assessore Vilardi.

Per Travagliato e Montichiari c’è ancora tempo

Travagliato e Montichiari, invece, si trovano in due posizioni diverse. Per la prima discarica, richiesta dalla Cerca srl, la Via (Valutazione d’impatto ambientale) è ancora in fase di redazione.
Per la seconda, della Ecoeternit srl, la Via è già stata valutata favorevolmente ed è in corso l’istruttoria per l’Autorizzazione integrata ambientale (Aia). Fra le due, è la discarica d’amianto di Montichiari ad essere in uno stadio più avanzato dell’iter burocratico per ricevere l’autorizzazione.
A Travagliato il sindaco Dante Daniele Buizza ha già ribadito più volte la propria contrarietà allo smaltimento sul proprio territorio.
“Sebbene in questo ambito il nostro parere non sia vincolante, noi ci esprimeremo contro la realizzazione di queste discariche”, ha ribadito anche l’assessore provinciale Dotti.
Il Pral regionale (leggilo qui) indica nel 2015 la data in cui tutta la Lombardia deve essere liberata dall’amianto.

E già nel 2005 la situazione delle discariche di amianto lombarde veniva definita deficitaria rispetto alle reali necessità. È quindi difficile supporre che, una volta che la Via risultasse positiva, la Regione possa bloccare l’autorizzazione alla nascita di queste aree di smaltimento.
L’unica remota possibilità resta un ripensamento, o una diversa proposta, da parte degli stessi privati che costruiranno la discarica.

Ma a Montichiari è in arrivo un nuovo impianto
A  Montichiari l’opposizione più accesa, di cittadini e Legambiente, si concentra però in questo periodo contro un impianto di inertizzazione dell’amianto proposto dalla società Aspireco srl, al momento l’unica alternativa conosciuta al conferimento dell’asbesto in discarica.
L’assessore Dotti, invece, è favorevole alla realizzazione di questa attività di inertizzazione dell’asbesto perchè “ne eliminerebbe definitivamente la pericolosità e lo renderebbe utilizzabile come materiale per il fondo stradale, quindi ci sarebbe bisogno di meno cave per la ghiaia e meno discariche dove conferire il residuo trattato”.
“Se dal 2005 (data in cui è entrato in vigore il Pral) a oggi nessun impianto di inertizzazione è entrato in funzione, credo sia difficile che nei prossimi cinque anni si riesca a smaltire tutto l’amianto in questo modo. Per questo restano necessariue le discariche”, ha spiegato Dotti. “Tuttavia non dobbiamo allarmare i cittadini ma essere seri e avvalerci dello strumento della pianificazione piuttosto che continuare a rincorrere le emergenze”.
A meno che i ricorsi al Tar contro le discariche non sortiscano qualche effetto.
Una mediazione è possibile? “La mediazione politica è sempre auspicabile, sia a livello provinciale sia a livello locale. Ma, sebbene abbia visto sindaci predicare bene e razzolare male, la verità è che una volta che la Via è favorevole, gli enti locali hanno poche carte in mano da giocare”, ha concluso l’assessore Dotti.

(S.S. Qui Brescia)

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